Faccio parte di una famiglia che ha iniziato a vivere il Covid dal 13 agosto, giorno in cui mia figlia di 15 anni è risultata positiva. Io, mio marito e mio figlio di 18 anni abbiamo fatto il tampone, mio figlio negativo e noi positivi. Mio figlio  è stato chiuso in camera sua per tre settimane per evitare il contagio con noi, e alla fine dopo due tamponi di controllo risultati negativi,  siamo riusciti a mandarlo fuori casa. Piano piano io e mio marito ci siamo negativizzati, e finalmente oggi 18 settembre mia figlia è anche lei negativa ( quasi 40 gg di quarantena di cui 35 da asintomatica). 

Perché vi racconto tutto questo?  Perché ovviamente questa settimana sono riprese attività sportive e scolastiche ..... mio figlio gioca a basket agonistico da una vita, e al primo contatto con un compagno poi rivelatosi positivo (rieccoci caduti nella spirale) tutta la squadra è stata messa in quarantena obbligatoria di 14 giorni (il tampone a 7/8 gg anche se negativo non accorcia l'isolamento).

Morale: siamo da capo. Nell’ambito sportivo (e non solo) anche se gli allenamenti sono all’aperto scatta comunque la quarantena obbligatoria di 14 gg con tampone fatto a 7/8 giorni, mentre in ambito scolastico il tampone viene fatto tempestivamente e se negativo il ragazzo torna a scuola......questo ovviamente per tutelare ambiente scolastico ..... ma il resto? Come possiamo uniformare le procedure?  Possiamo evitare che chi pratica sport cada ciclicamente in quarantena tutto l’anno? Si possono accorciare i tempi e se il tampone è negativo consentire di finire subito l’isolamento?  Cosa deve fare un ragazzo che adora lo sport? Fare innumerevoli assenze a scuola?

Ecco quindi che oggi abbiamo “liberato” una figlia e “richiuso” un altro figlio che ad agosto si era già fatto tre settimane di quarantena e che adesso è nuovamente isolato, perdendo pure il suo primo voto da elettore...senza fine. Diminuiamo i tempi, i costi sociali ed economici. Salvateci dalla depressione

Francesca Palombarini