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Commento

Miliardi per risollevare la rete sanitaria

Bologna, 14 maggio 2022 - Per oltre un'anno ha tenuto banco la riforma del Servizio sanitario, poi? Chi parla più dei morti per Covid? L'insufficienza degli ospedali? L'assoluta mancanza delle rete di assistenza domiciliare? Carenza di medici-infermieri-strutture  adeguate ai cittadini fragili? Ruolo riformato del medico di base? Questi sono i problemi sui quali è ripiombato un silenzio tombale. Si è attenuato la pericolosità del virus e quindi possiamo tornare a dove eravamo? No. Già 10 anni prima del virus, la sanità aveva necessità di riforma e si è fatto finta di nulla. Lo dico da volontario all'Ant e all'ospedale Rizzoli per trent'anni.

Oreste Baldassari

Risponde Beppe Boni

Da ministro Giulio Tremonti ripeteva sempre che le crisi costituiscono anche una opportunità di crescita e di miglioramento. L'emergenza Covid ha messo in luce, o meglio ha accentuato, una serie impressionante di mancanze  e di punti deboli del servizio sanitario nazionale che ora dovremo cercare di recuperare. L'elenco è infinito: il ruolo dei medici di base è da rivedere in modo strutturale, la crisi dei Pronto soccorso con pochi punti di accoglienza, pochi medici e infermieri è cronaca quotidiana, la mancanza di posti letto, la scarsa produzione nazionale di attrezzature come guanti, tute e mascherine. L'Europa e il Governo hanno più volte annunciato che questo sarà l'anno della svolta perché sono in arrivo oltre 20 miliardi dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, 2 in più ogni anno fino al 2024 grazie alla legge di bilancio: il 2022 è la più grande occasione di sempre per adeguare e migliorare il servizio sanitario nazionale. La pioggia di soldi non manca, ma bisogna che siano destinati nelle caselle giuste, aspetto che non bisogna dare per scontato. Nella sua esistenza, la sanità nazionale non ha mai ricevuto investimenti così imponenti come questi. Al netto delle misure eccezionali dovute all’emergenza Covid, i miliardi promessi dovrebbero porre la parola fine al decennio di potature selvagge, nel quale i vari governi hanno tagliato gli investimenti e gli aumenti di spesa previsti per il sistema sanitario, permettendo all’inflazione di erodere di anno in anno la spesa sanitaria. La politica ha fatto tanti errori, ma nessuno paga mai il conto. Detto ciò la sanità italiana resta un esempio di qualità, anche se con le toppe nei pantaloni.

beppe.boni@ilcarlino.net
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