Bologna, 5 dicembre 2020 - Mi chiedo spesso come mai siamo diventati così poco attenti a come si spendono i soldi pubblici senza controllare a chi vanno elargiti e se ne hanno diritto. C’è il nigeriano che percepisce il reddito di cittadinanza anche se vive beatamente a casa sua in Nigeria, i tunisini che percepiscono lo stesso reddito con annessi assegni familiari senza averne diritto e senza che i figli vivano con il genitore. Assegnatari di case popolari che subaffittano quando vanno in un altro paese a spremere quello che possono. Mi chiedo quanti sono coloro che vivono
 alle nostre spalle? Non sarebbe il caso che a fine anno i comuni controllassero se effettivamente questa gente vive ancora nel nostro Paese? Non sarebbe il caso di obbligare i padroni i casa a segnalare al comune che gli inquilini hanno lasciato la loro casa presa in affitto? Questi stranieri quando vanno via non si cancellano all’anagrafe. In questo modo possono richiedere la disoccupazione, possono venire a farsi curare perché sono ancora iscritti nel nostro sistema sanitario e i medici , ma soprattutto i pediatri, sono strapieni di pazienti fantasma.
Giovanna Lovallo, Finale Emilia (Modena)

risponde il condirettore del Resto del Carlino, Beppe Boni

Ne abbiamo viste di tutti i colori. Il problema, osservato in un'ottica generale, è che lo Stato fissa le regole ( a volte anche sbagliate alla partenza) e poi non riesce a farle rispettare. Il reddito di cittadinanza è un colabrodo, fa acqua da tutte le parti. Un disastro. I navigator non si capisce cosa facciano e sono disoccupati, nel senso che non hanno nulla da fare soprattutto in tempi di Covid. Ma del resto anche in tempi normali non se ne comprende la dinamica professionale. Il reddito di cittadinanza finisce spesso nel tasche sbagliate: mafiosi, delinquenti, finanziatori di terroristi come è successo a Ferrara alcuni giorni fa. Accanto ai tanti immigrati onesti che lavorano ce ne sono tanti altri incontrollabili nei movimenti e nelle dinamiche amministrative. Senza parlare dei clandestini, a cui viene messo nelle mani un foglio di via che nessuno rispetta. Chi entra non esce più e i rimpatri sono una quota infinitesimale. Qui serve un navigator per lo Stato.

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