Bologna, 22 settembre 2020 - Ho letto sulla cronaca  il problema delle nutrie e mi meraviglio che chi di dovere non si sia accorto prima di cosa stava succedendo. Andate a vedere tutte le regole che ci sono per la cattura di questi animali: sono cervellotiche, da scoraggiare chiunque volesse provarci. Tutte le guardie venatorie che sono in giro a sanzionare i cacciatori non si sono mai accorte di questo nodo? Quando un fiume come il Secchia, nel Modenese, ingrosserà e tutti i buchi fatti dalle nutrie faranno si che gli argini non terranno, avremo allagamenti come già successo (Bomporto docet). Purtroppo pagheremo amaramente le conseguenze.
Loris Cavazzoli, Modena

Risponde il condirettore del Resto del Carlino, Beppe Boni

Le nutrie sono un flagello e sono particolarmente dannose perché creano le tane in prossimità di canali ed arginature scavando gallerie che poi provocano crolli ed esondazioni. Gli esempi sono innumerevoli. Solo nei bacini dell'Emilia-Romagna la popolazione di nutrie ha raggiunto il mezzo milione di esemplari, con danni stimati almeno tre milioni di euro e indiretti di decine di milioni. L'allarme arriva dall'Associazione dei consorzi di bonifica (Anbi Emilia-Romagna) che lancia un appello per un'azione coordinata in grado di eradicare questo roditore dal territorio.
Tradotto: serve un intervento più energico. E' vero la burocrazia è talmente farraginosa che frena ogni azione. La nutria è classificata, secondo la normativa, come animale nocivo alloctono da eliminare ma fino ad oggi non è stata mai contrastata come dovrebbe. In verità la Regione Emilia Romagna ha promesso di rivedere la dinamica  degli interventi. Gli agricoltori e i cittadini attendono fiduciosi.





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