Bologna, 14 maggio 2020 - Leggo il commento di Massimo Donelli e penso che dovremmo deciderci. Dobbiamo aiutare i popoli più fragili dell'Africa a casa loro oppure no? Non discuto del comportamento particolare di Silvia Romano o della sua organizzazione, se abbiano peccato di leggerezza oppure no. Io mi limito ad osservare che queste iniziative, parlando in generale, potranno forse impedire qualche sbarco a Lampedusa o altrove in un futuro più o meno prossimo. L'opera di questi volontari cioè, più o meno responsabilmente gestiti, potrebbe contribuire a creare le condizioni perché qualcuno un domani possa pensare di avere un futuro in quel continente devastato da secoli di colonialismo a tutto vantaggio di noi occidentali e delle varie satrapie locali foraggiate dai nostri governi con ben altro che i 4 spiccioli serviti a liberare qualche ostaggio. Qualcuno ha provato a fare i calcoli di quanto ci potremmo guadagnare smettendo di praticare politiche neocoloniali, con la eventuale diminuzione di sbarchi di qualche migliaio di poveracci, aiutati a casa loro da questi volontari spesso plurilaureati in relazioni internazionali e gestioni di questi problemi?
Lidiano Cassani, Ravenna

 

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

L'immigrazione fuori controllo e i volontari di certe Ong (non tutte) mandati allo sbaraglio come Silvia Romano sono due problemi diversi che pure si sfiorano. Il freno all'immigrazione va gestito a livello europeo con piani strutturati, accordi con i paesi africani e severità nello stop agli ingressi evitando flussi incontrollati dal mare. Non è con solo lavoro delle associazioni di volontariato sul posto, pur encomiabili, che si frenano i clandestini. Il volontariato delle Ong in Africa va regolato, sottoposto a controlli e valutazioni sui posti a rischio, serve una sorta di registro tenuto sotto controllo dal Ministero degli esteri. La vita di Silvia è stata salvata pagando un riscatto e abbiamo fatto bene anche se il governo ha commesso l'errore di far esibire la conversione della ragazza all'Islam, fornendo uno spot gratuito ai terroristi. Questo ennesimo caso però deve essere una lezione per tutti. D'ora in poi serve una svolta nella gestione della cooperazione.
beppe.boni@ilcarlino.net

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