Bologna, 8 agosto 2020 - Recentemente si è tornati a parlare del famoso piano infrastrutture da 100 miliardi, anticipato come shock da Renzi ormai quasi un anno fa, approvato diverse volte dal governo, ma, finora, senza un intervento, che sia uno. Lasciamo perdere marzo e aprile con l’infuriare del virus; nel trimestre maggio-luglio quanti cantieri avrebbero potuto essere aperti visto che molti sono già pronti all’avvio, come ci hanno assicurato? Allora qualche calcolo per il quale, tuttavia, chi scrive non ha i numeri, ma che sicuramente potrà essere eseguito da enti del settore, tipo Ance (o istituti di ricerca). Considerando gli investimenti per addetto si potrà stimare l’occupazione creata e la relativa domanda indotta dai consumi del nuovo personale e la conseguente ricaduta sul sistema economico. Si può ben immaginare che gli effetti sarebbero più consistenti di quelli di qualche bonus che così si sarebbe potuto risparmiare, senza considerare che gli investimenti hanno carattere strutturale, almeno nel medio periodo. Ma questo governo sembra destinato a continuare a russare, anche di fronte ad iniziative a costo zero e che non dovrebbero accendere nuove spaccature nella maggioranza.  
Enrico Venturoli, Roma

 

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

L'Italia è in parte il paese delle opere incompiute. A volte la politica con i propri giochi e contrasti, a volte la burocrazia, e spesso entrambe le due cose combinate, fanno sì che i cantieri e le infrastrutture restino progetti sulla carta o partano dopo decenni. In Emilia Romagna due esempi: la bretella autostradale che dell'Autobrennero deve servire il polo ceramico è stata in gestazione per oltre vent'anni, ora ci sono tutte le autorizzazioni, ma è ancora ferma al palo. Idem il Passante autostradale di Bologna che dovrebbe sgravare di traffico la città. Anche qui in vent'anni sono stati realizzati almeno cinque progetti (il migliore era l'autostrada a sud e le carreggiate attuali dedicate alla tangenziale) , ma siamo ancora fermi. In Italia si calcola che ci siano opere bloccate per 62 miliardi. Così ci troviamo con infrastrutture al collasso, manutenzioni assenti, opere incompiute e cantieri che non partono: il rilancio dei lavori passa da una profonda riforma dell' impianto normativo.Un ritardo che è stato certificato anche dalla Banca Mondiale, secondo la quale l' Italia occupa la 21° posizione al mondo in termini di efficienza del settore logistico e la 12° tra i paesi dell' Ue.  Nel 2018 (ultimo dato disponibile) il Ministero delle Infrastrutture non ha speso 5,7 miliardi di euro dei fondi in bilancio, cioè il 60% della disponibilità di cassa. E l'attuale governo Conte sulle grandi opere ha fatto poco o nulla. Amen.

beppe,boni@ilcarlino.net
voce.lettori@ilcarlino.net