Bologna, 20 ottobre 2021 - Ricordo che l’assessore Matteo Lepore, ora neo sindaco, si impegnò a non far aprire più ristoranti in centro a Bologna. E ora ne spunta uno nuovo in Piazza Maggiore al Palazzo dei notai. Dopo aver trasfigurato piazza Santo Stefano con una distesa di tavolini, si vuole fare la stessa cosa con Piazza maggiore? Ma non esiste più il rispetto dei luoghi e della storia?

Marco Ferrari

Risponde il condirettore del Carlino, Beppe Boni

Bologna e l’Emilia Romagna sono famose nel mondo per diversi aspetti fra cui il cibo, i prodotti tipici e i ristoranti. Tre gioielli che il mondo ci invidia e che sono replicati in altre città come Ferrara, Modena, Ravenna. Non so se Matteo Lepore davvero ha fatto una affermazione del genere, ma, se anche fosse, è ovvio che una amministrazione comunale decide e procede di volta in volta. Un ristorante che in questi tempi difficili apre i battenti merita un applauso. Significa che c’è un imprenditore che investe denaro e crea posti di lavoro. Certo, il centro storico va rispettato, ma se un palazzo storico non subisce alterazioni non si vede perché non possa trovare posto un locale accanto ai negozi. In centro a Bologna, un vero salotto dove non si perde neanche un bambino (Lucio Dalla dixit) ci sono ristoranti aperti al posto di antichi esercizi di cui hanno mantenuto le insegne storiche e sono un fiore all’occhiello. Nella vecchia Roma a Trastevere le trattorie con i tavolini sui viottoli fanno parte dell’arredo. Ci sono regole comunali che disciplinano la presenza dei locali e soprattutto sotto le Due Torri garantiscono attenzione al decoro urbano. Spaventiamoci se c’è un ristorante in meno, non uno in più.

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