Bologna, 7 gennaio 2020 - Ho il sospetto che coloro che dichiarano di essere favorevoli alla liberalizzazione delle droghe “leggere” (come l'hashish, ad esempio) siano forse essi stessi consumatori di tali sostanze. Da parte mia dichiaro di essere contrario a tale liberalizzazione, per il motivo che queste droghe, anche se “leggere”, restano droghe; cioè sostanze che alterano la percezione della realtà circostante da parte di chi ne fa uso, anche se occasionalmente. Le cronache quotidiane indicano che uomini e donne commettono crimini orrendi quanto inspiegabili, se non ipotizzando l’uso di sostanze che alterano il corretto funzionamento del proprio cervello e la memoria dei propri affetti e sentimenti. Proibire la vendita, ma consentire l’uso di droghe è la più grande contraddizione del mondo. E quindi, non solo sono contrario alla liberalizzazione, ma vorrei che venissero perseguiti gli utilizzatori, anche se “occasionali”, e non solo gli spacciatori.
Sergio Cannaviello Obradovich, Napoli  

Risponde il condirettore del Resto del Carlino Beppe Boni

Se ascoltiamo chi se ne intende, cioè i ragazzi ospiti della comunità di recupero di San Patrignano per esempio, ci dice che gran parte di coloro che fanno, o hanno fatto, uso di sostanze come eroina, cocaina, anfetamine e altre amenità del genere, hanno cominciato passando da hascisc e marijuana. Non succede sempre che il 'fumo' sia la porta d'ingresso per l'inferno, ma capita molto spesso e  coloro che sono caduti nell'incubo della droga sono passati di lì. Sugli stupefacenti non si scherza: meglio leggi rigide che permissive e percorsi di recupero come quelli tracciati da Vincenzo Muccioli, per il quale, ricordiamolo, sono più le luci che le ombre.

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