Sono orgoglioso dei nostri atleti alle Olimpiadi ma, proprio per questo, sono amareggiato per quella 'patacca' che sono costretti ad esibire sulle uniformi ufficiali: mi fa pensare a un cocomero sbucciato. Mi chiedo come abbiano fatto Jacobs e Tamberi a “volare” con quel peso sullo stomaco. Basta pensare alla capacità che l'italia di oggi sa esprimere nella sfera estetica e chiedersi chi abbia consentito tale obbrobrio.
Romolo Raimondi

Risponde il condirettore de "Il Resto del Carlino" Beppe Boni

L’Italia sportiva sta vivendo una stagione che assomiglia ad un riscatto, alla volontà di riprendersi l’orgoglio e la voglia di vincere dopo una stagione di emergenza, paura, patimenti, rinunce non ancora del tutto terminata. Nella grande gioia per la vittoria agli Europei di calcio e per la raffica di medaglie che stiamo raccogliendo ai Giochi di Tokio sinceramente questo aspetto dell’estetica relativo agli atleti appare secondario e minimale. Il lettore lo ha notato in negativo, ma noi tutto lo abbiamo compreso in positivo. Vedere quei nomi che volavano oltre l’ostacolo e oltre la linea dei cento metri è stata una gioia. In fondo un nome che campeggia verso il traguardo, serve anche banalmente a identificare meglio l’atleta in tv. In fin dei conti appare un aspetto secondario, un elemento che nel caso italiano non disturba affatto visto il risultato. Sarà un caso ma i calciatori azzurri e i medagliati olimpionici sono il segnale di una Italia che si rialza e mentre per rimettere in moto l’economia fra Green pass e divieti vari serve tempo nello sport vai, vedi e vinci. E quando vinci anche una 'patacca' col nome non pesa, anzi mette le ali.
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