Il ciak di Vania Arcangeli: "La mia vita è un magico film al fianco dei maestri del cinema"

La riccionese ha guidato i casting per i grandi registi italiani, da Tornatore a Benigni "Tutto è cominciato con un video per Dalla. Ho organizzato io il primo concerto di Jovanotti".

Il ciak di Vania Arcangeli: "La mia vita è un magico film al fianco dei maestri del cinema"

Il ciak di Vania Arcangeli: "La mia vita è un magico film al fianco dei maestri del cinema"

di Rosalba Corti

La chioma fluente, lo sguardo curioso sul mondo, un innato senso di giustizia e un grande amore per un lavoro che dal 1990 la vede parte del mondo dello spettacolo come ispettore di produzione, casting director e location manager. È Vania Arcangeli, riccionese doc, donna dai grandi slanci, che in più di 30 anni di carriera è diventata sul campo un prezioso punto di riferimento per tutte le produzioni in Emilia-Romagna.

Arcangeli, la leggenda narra che lei abbia iniziato questo lavoro per caso.

"Avevo 32 anni, e mi occupavo di pubbliche relazioni. Nell’estate del 1990, mentre organizzavo serate per Aquafan e per il Paradiso, ricevo una telefonata inaspettata: mi si chiedeva di reclutare un gruppo di donne per la realizzazione di un videoclip di Lucio Dalla. Entusiasta e incosciente mi reco all’appuntamento con la produzione. Il regista mi illustra la sceneggiatura, comunicandomi subito dopo le sue esigenze: trovare trecentocinquanta donne carine, simpatiche e di taglia 40/42 per indossare la divisa già pronta per la scena. Un attimo di smarrimento e mi tuffo nella ricerca. Tempo tre giorni e allestiscono un tendone da circo sulla spiaggia di Riccione. Trecentocinquanta donne, perfettamente inserite nella loro gonnellina e camicetta bianca mi seguono sul set, dove vengono incitate ad agitare allegramente le mani in aria, al ritmo di Attenti al Lupo. Da allora non mi sono più fermata".

Da lì la sua ascesa, piena di incontri.

"Questo lavoro mi ha portato a lavorare con Tornatore, Ligabue, Veltroni, Benigni, Pieraccioni, Olmi, Zaccaro. La mia vita è costellata di ricordi preziosi, con artisti incredibili come Pavarotti, Bono, Favino. E di artisti ne ho visti nascere davvero tanti".

Come Jovanotti, Fiorello. Cosa ricorda degli anni ‘80/90’?

"Jova ha sempre avuto un look bizzarro, e anche agli inizi, per entrare nelle discoteche della riviera, doveva essere in lista con me. Anche Fiore, che girava scalzo, veniva regolarmente rimbalzato. Due grandi artisti che amavano passare le serate a casa mia. Ricordo cene e cantate, risate e racconti nel mio salotto e il primo concerto di Lorenzo alla Walky Cup di Aquafan, l’ho organizzato io. Siamo sempre rimasti in contatto, tanto che ho collaborato alla produzione del video di Ragazzo Fortunato e L’ombelico del mondo. Con Fiorello, durante il periodo del Karaoke, abbiamo girato uno spot a Mirabilandia. L’ho rivisto qualche anno fa, girando uno spot sulla spiaggia di Rimini. Con loro, l’abbraccio è sempre magico".

Di recente ha rincontrato anche Tornatore al Fulgor. Che emozione è stata?

"Incredibile. Ho portato al grande regista le foto fatte sul set di film Stanno tutti bene. Nel 1990 mi affidò la ricerca del casting locale e della location per il film. In una scena girata su un treno, le comparse erano tutte insieme in un vagone in attesa, mentre Mastroianni aveva un vagone a lui riservato con tutti i confort. Ricordo che il grande Marcello irruppe nel nostro vagone ci chiese di restare lì perchè da solo, si annoiava. Risate, chiacchere, tanta umiltà".

Altri personaggi che l’hanno stupita?

"Benigni, con lui ho girato Johnny Stecchino. Al mattino salutava troupe, attori e comparse augurando a tutti buon lavoro. Un artista rimasto normale anche da famoso. In seguito ho avuto la fortuna di fare il casting per la ricerca del bambino di La Vita è bella. E Ligabue. Nel 2002 ho lavorato con il mio idolo scoprendo una persona straordinaria, rimasta umana e semplice. In quel film magico, Da zero a dieci, ho lavorato con un Pierfrancesco Favino all’inizio della sua carriera ed è stato un lavoro intenso che ha coinvolto 3.500 tra comparse e figuranti riminesi. Non è stato facile, ma la soddisfazione è stata grande quando ho visto la proiezione speciale al festival di Cannes. Poi Ligabue mi ha chiamata anche per il suo ultimo film Made in Italy".

Esiste il divismo secondo lei?

"Ho lavorato con una grande diva: Anita Ekberg, e posso dire che il divismo non sapeva cosa fosse. Nel 1992 abbiamo girato con lei a Riccione Dov’era lei a quell’ora. Una notte, in piazzale Roma, giravamo una scena dove faceva molto freddo. L’ho vista sbucare da lontano con in mano una pentola. Non riusciva a dormire, è scesa dalla camera si è introdotta nella cucina dell’albergo (il Des Bains) e ha pensato di fare un vin brulè per tutti e portare un po’ di allegria".

Quale lavoro rimane per lei un suo fiore all’occhiello?

"Nel 2001 ho lavorato per Olmi ne Il mestiere delle armi. Lui era una lezione di vita, umanamente un grande. Ricordo che facemmo il casting al Grand Hotel di Riccione e mi ringraziò per aver scelto quel luogo. Ho tanti ricordi incastonati come gemme preziose nella memoria: la mia vita è un magico film".