WALTER BELLISI
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Linea Gotica, museo di guerra a cielo aperto

Tanti sentieri conducono alle trincee e la fontana di Montese porta i segni delle pallottole. C’è chi va a caccia di reperti col metaldetector

Linea Gotica, museo di guerra a cielo aperto

Linea Gotica, museo di guerra a cielo aperto

di Walter Bellisi

Sulle tracce della Linea Gotica, un filone storico che richiama turisti. Sono i segni lasciati 78 anni fa dal passaggio della Seconda guerra mondiale ad attrarre sui nostri monti persone di tutte le età, anche da oltre confine. Perché l’Appennino modenese è un museo a cielo aperto, che trasuda storia, un libro pingue le cui pagine centrali sono dedicate in particolare ai territori confinanti dei comuni di Montese e di Fanano, e a quelli della Val Dragone con Montefiorino e il suo importante museo della Resistenza, e anche di Palagano, terra bagnata dal sangue di 136 vittime innocenti della strage consumata dai nazifascisti a Monchio e dintorni il 18 marzo 1944.

Le amministrazioni comunali, gruppi culturali e studiosi hanno dato vita a pubblicazioni e creato momenti di dibattito e approfondimento di quel periodo storico. Per conservare la memoria sono stati eretti anche monumenti e cippi, scoperte lapidi e creati musei. Sono in divenire progetti finanziati dal pubblico che abbracciano l’intero territorio della Linea Gotica per attrarre un maggiore flusso turistico. Non mancano utili libri- guida, come ‘La Linea Gotica, i luoghi dell’ultimo fronte di guerra in Italia’, di Gabriele Ronchetti, ‘Lungo la Linea gotica. 12 escursioni. I luoghi della memoria nell’Appennino bolognese e modenese’, di Astrid Degli Esposti e Mauro Bompani, e ‘Sulle tracce della Linea Gotica. Dal Tirreno all’Adriatico in 18 tappe’, di Vito Patticchia e Marco Boglione.

A Trignano di Fanano, il visitatore trova il Museo dei Monti della Riva, che oltre al conflitto mondiale racconta la vicenda del cercatore d’oro Felice Pedroni, nato su quei monti, e tante altre storie e oggettistica militare d’epoca di scavo. Due i contenitori della storia del montesino. Quello nella frazione Iola è costituito da una serie di collezioni tematiche con circa 4.000 oggetti. La sezione Memorie d’Italia riguarda il periodo della Seconda guerra mondiale, con un’importante finestra sulla 10ª Divisione da Montagna statunitense. A Montese paese, alcune sale del palazzo principale della rocca medievale ospitano il Museo storico, che dai ritrovamenti preistorici conduce al periodo della Seconda guerra mondiale, con sale dedicate alla Forza di Spedizione Brasiliana FEB. Specialmente i territori di Montese e di Fanano sono solcati da sentieri che conducono ai campi di battaglia, dove sono ancora visibili trincee, buche create dallo scoppio di bombe e qualche rudere segnato dalla violenza delle esplosioni. La fontana di Montese, in Piazza Repubblica, mostra i fori delle pallottole e le fratture create dalle schegge durante la battaglia del 14 aprile 1945 che portò alla liberazione del paese da parte della FEB. Fotografatissima, è diventata un simbolo, tanto che è riprodotta in pubblicazioni e in un enorme dipinto su una parete del Forte di Copacabana a Rio de Janeiro. La foto vicino a questa testimonianza storica montesina è d’obbligo per i turisti che arrivano dal Brasile e non solo. I numeri non sono elevati, ma sui monti di Fanano e Montese i ‘cacciatori’ di reperti bellici, ‘armati’ di metaldetector, praticano l’archeologia di guerra. Nel montesino scandagliano il crinale da Monte Belvedere a Monte Terminale, Montello e Montebuffone, mentre nel fananese prediligono i Monti della Riva con Pizzo di Campiano e Cappel Buso.

Località che evocano cruente battaglie fra alleati e partigiani da una parte e le forze nazifasciste dall’altra, avvenute dal 1944 fino alla primavera 1945. "Reperti si trovano un po’ ovunque, ma le ricerche sono concentrate nei luoghi più famosi – testimonia Massimo Turchi, co-direttore del Museo dei Monti della Riva –. Nelle buche delle trincee si trovano ancora cartine di liofilizzati, schegge, bossoli, porta caricatori, lattine, bottiglie di bibite. Si può sempre trovare il reperto della vita. Ma ci sono ancora ordigni inesplosi sottoterra ed è necessario essere prudenti. E, purtroppo, c’è chi scava e non richiude le buche".