MATTEO GIANNACCO
Servizi

Pievi, la ’lingua di pietra’ parlata dal territorio

Gioielli architettonici scolpiti oltre mille anni fa custodiscono la memoria dei luoghi. Una mini guida per scoprire i loro segreti

Pievi, la ’lingua di pietra’ parlata dal territorio

Pievi, la ’lingua di pietra’ parlata dal territorio

di Matteo Giannacco

Scolpite nella pietra da oltre mille anni di storia, le pievi romaniche del nostro Appennino sono veri gioielli architettonici risalenti al periodo compreso tra il X fino e il XII secolo d.C. Testimonianze di un ’linguaggio universale’ – come lo definì lo scrittore e semiologo Umberto Eco – di grande eleganza e semplicità. Una ’lingua di pietra’ che accomuna, ancor oggi, luoghi e popoli di tutta Europa; una radice comune che affonda nel Medioevo. Certo, a Modena non si può parlare di ‘arte romanica’ senza far riferimento al capolavoro del Duomo, ma il fascino chiaroscurale discreto delle pievi romaniche dell’Appennino è una tappa fondamentale.

TREBBIO Nel parco dei Sassi di Roccamalatina c’è la pieve di S. Giovanni Battista a Trebbio, citata in una antica pergamena dell’Abbazia di Nonantola nel 996. L’edificio conserva l’aspetto romanico, con pianta a tre navate e cripta. Il campanile è probabilmente una precedente torre. Si possono ammirare il portale scolpito, i capitelli, le sculture nel presbiterio e un fonte battesimale del IX secolo.

RENNO Entrando nel territorio di Pavullo nel Frignano c’è un’altra pieve dedicata al Battista in località Renno. Nel 1157 il Montecuccoli fece di questa chiesa il centro di riferimento per un vasto territorio. L’interno si apre su tre navate maestose sorrette da pilastri, quattro dei quali sono di forma ottagonale. L’acquasantiera in marmo rosso veronese fu donata nel 1609 per il battesimo del celeberrimo condottiero Raimondo Montecuccoli.

MONTEOBIZZO A Pavullo, sul monte detto ‘della Campana’ sorgeva l’antico castello di Monteobizzo. Qui c’era anche l’antica pieve. L’attuale, dedicata a S. Vincenzo, che si trova al margine della strada provinciale, è una costruzione quattrocentesca rimaneggiata nel Seicento anche se conserva l’abside romanico, ornato da splendidi archetti su cui sono scolpite figure mostruose e teste di animali.

COSCOGNO E DENZANO Su un’ampia vallata ai margini della via Romea sorge invece la pieve di Sant’Apollinare a Coscogno (sempre comune di Pavullo) citata nel 996, con un bel portale e una lunetta scolpita con due capridi affrontati. Interessante è anche la chiesa della Natività di Maria a Montebonello, borgo fortezza del X secolo. Scendendo verso Marano si incontra quindi Denzano e la sua chiesa della Beata Vergine Assunta. L’abside romanica imita il paramento marmoreo della cattedrale di Modena.

FANANO Sempre sull’antica via Romea, si trova la chiesa di S. Silvestro, la cui storia è connessa a quella di Nonantola. Fondata nel 749 dall’abate Anselmo, notevoli le colonne con capitelli e basi romaniche. Sul terzo capitello a destra della navata è graffita un’incisione che ricorda l’anno 1206. Nella raffigurazione del capitello una grossa serpe ingoia un pesce, mentre da un’altra esce un tralcio di vite. Un leone, un bue, un cane ed un ariete sporgono agli angoli, simboleggiando coraggio, forza, fedeltà e perseveranza.

RONCOSCAGLIA Un ‘caso’ un po’ isolato è l’oratorio di S. Biagio a Roncoscaglia, frazione di Sestola, composto di un’unica aula rettangolare coperta ’a capanna’. La strombatura del ricco portale in facciata ricorda gli stilemi campionesi della Porta Regia del duomo. L’oratorio è detto anche ‘chiesa del diavolo’ forse per le sculture d’animale in arenaria.

VITRIOLA La chiesa di S. Andrea a Vitriola sorge su un’altura che degrada verso la valle del Dragone. Di fondazione romanica sono i fianchi e la facciata, nel cui portale è murata la copia di una preziosa lunetta conservata all’interno. Il rilievo probabilmente rappresenta Cristo benedicente tra due chierici e i simboli degli evangelisti Giovanni e Matteo.

MONCHIO La pieve dedicata a S. Giulia, all’interno del Parco della Resistenza nel Comune di Palagano, si ritiene sia stata fondata da Matilde. A metà Novecento durante alcuni scavi è stata recuperata una bellissima spada risalente all’età del bronzo. La pieve è stata ricostruita nel 1951, dopo che il 9 gennaio del ’45 i soldati tedeschi fecero saltare con la dinamite i resti della pieve già gravemente bombardata nel ’44. L’interno, a tre navate, riutilizza diversi elementi sopravvissuti alla distruzione. Oggi si possono ammirare i tre capitelli originari posti sulle colonne a sinistra.

ROCCA SANTA MARIA Quella di Serramazzoni, S. Maria Assunta, è una delle più belle e antiche della montagna modenese: edificata tra VIII e il IX secolo, nel 1108 fu donata al Vescovo di Modena da Matilde di Canossa. L’edificio, dalla forma basilicale, si erge su una roccia calcarea ed è costruito in arenaria. Al suo interno tre navate, divise da ampi archi a tutto sesto che poggiano su quattro colonne. I capitelli decorati a motivi vegetali, a tralci e a volute, sono considerati tra i più belli del Nord Italia.

FRASSINORO Il percorso della via Bibulca conduce alla chiesa di S. Maria e S. Claudio a Frassinoro eretta dove sorgeva l’abbazia fondata, nel 1071, da Beatrice di Lorena madre di Matilde. La chiesa attuale risale alla fine del ‘500, dopo che una frana causò la rovina di quella medioevale. Alcuni reperti sono stati reimpiegati mentre altri, tra cui una pisside in rame a forma di colomba, dell’XI secolo, sono conservate nel museo.

RUBBIANO A poca distanza da Frassinoro, nella vallata a destra del Dolo, si trova a Rubbiano S. Maria Assunta, una delle più intatte nelle sue proporzioni romaniche. All’esterno si nota il riferimento al modello cluniacense. All’interno la chiesa è divisa in tre navate. Vi si trova la splendida acquasantiera con sirene e arpie in marmo delle Apuane: è attribuita al Maestro delle Metope, seguace del Wiligelmo.

FIUMALBO Sull’alto corso dello Scoltenna, ai confini della nostra provincia, si trova infine la pieve romanica di San Michele a Fiumalbo, la cui origine risale probabilmente al periodo longobardo. Anche qui la parte più antica è l’abside che mantiene pregevoli decorazioni sia sugli elementi della finestrella che sulla cornice, dove sono visibili figure apotropaiche. A pianta rettangolare, navata unica e abside semicircolare, l’edificio ha subito nel corso dei secoli diverse modifiche.