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Una storia di famiglie. Racconti di imprese straordinarie.

Leggi l’intervista a Ilves Baroni e Eva Bighi di Le Prime Donne di Eva.

di Centergross
Ultimo aggiornamento il 15 giugno 2018 alle 17:20
Ilves Baroni e Eva Bighi con le loro collaboratrici – Le Prime Donne di Eva

“La nostra storia in Centergross data da molti decenni. Ma la nostra storia aziendale è appena iniziata”. Un apparente paradosso, quello che raccontano Ilves Baroni ed Eva Bighi, fondatori e titolari di Le Prime Donne di Eva Srls, giovane realtà nata nel 2014. Per 40 anni Eva ha lavorato nella storica Foschi Vladim, a Centergross, finché l’azienda non ha chiuso. A quel punto la decisione: aprire nello stesso blocco una società con il marito Ilves per fare pronto moda e riprendere le fila del discorso, in piccolo. “Eravamo alla soglia della pensione, perciò i commenti erano: ma siete matti?” ricorda Ilves, che viene da un passato molto differente. “Ho sempre lavorato come artigiano nel ramo automazioni e sistemi di sicurezza. Per la nostra azienda seguo la parte burocratica, banche e commercialisti. Fornitori, aziende ed abiti sono invece il territorio di mia moglie. È una questione di impostazione mentale: da tecnico, devo far funzionare le cose. Ma di moda, lo ammetto, non capisco niente”. E va bene così, perché a tutti gli altri aspetti pensa Eva, anima complementare, che in tanti anni di professione ha sviluppato gusto e competenze solidi. “La nostra azienda veste una donna mediamente giovane, che cura l’eleganza, semplice ma distinta, non casual” spiega. “Acquistiamo dai fornitori: molti li conoscevo già, altri sono arrivati per passaparola”. L’azienda è ancora in fase embrionale, sono passati pochi anni da quando ha aperto i battenti. La congiuntura economica non aiuta. “Per fortuna Centergross è l’unico centro che si mantiene nonostante la crisi. Noi andiamo avanti giorno per giorno, puntando al nostro obiettivo, raggiungere una quota che ci permetta di sentirci al sicuro” racconta Ilves, a cui spetta fare i conti. Un obiettivo molto importante è accrescere la quota estera. “Gli stranieri sono il 20% dei nostri clienti, se arrivassimo al 40% sarebbe magnifico, l’ideale sarebbe il 50%. Il mercato nazionale è abbastanza saturo, e con tempi di pagamento dilazionati”. Ma come racconta Eva, “è difficile farci conoscere. A Centergross vengono in visita gruppi di possibili acquirenti, ma sono abituati a fare sempre lo stesso giro tra i blocchi. A volte gli affari dipendono anche dai capricci del meteo: se spunta il sole hanno voglia di vedere altro, e magari ci scoprono. E così abbiamo clienti da ogni parte del mondo. Ma vogliamo crescere, ne abbiamo bisogno. Tanto le lingue non sono un problema: abbiamo ottimi collaboratori anche poliglotti”.

L’intervista è tratta da “Centergross: una storia di famiglie. Racconti di imprese straordinarie”, a cura di Antonella Zangaro

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