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29 apr 2022

Fatturati con luci e ombre, causa pandemia Però aumentano i dipendenti: +8,3%

Il 53% delle imprese subisce un calo dei ricavi di almeno il 3%, ma il 26% delle unità registra una crescita di almeno il 3%. Le cooperative costituiscono l’11,6% del campione della Top 500 provinciale, ma occupano da sole più del 38% dei dipendenti

di Maurizio Marano

e Filippo Lo Piccolo

Il 2020 ha portato il mondo a fare i conti con una pandemia mondiale, con misure restrittive volte a limitare al massimo la circolazione del virus che hanno inciso sulla vita economica e sociale. I dati delle maggiori cooperative della provincia di Bologna vanno dunque letti alla luce di questo scenario.

Con 58 unità – e quasi 94mila dipendenti – la cooperazione costituisce l’11,6% delle Top500 della provincia di Bologna; inoltre, sono cooperative cinque delle prime dieci imprese del territorio e otto delle prime venti. Il fatturato aggregato supera i 19,3 miliardi, il 59% del quale è attribuito alle prime cinque cooperative del campione.

Le cooperative bolognesi si contraddistinguono per la varietà di settori in cui operano, da quelli prevalentemente occupati da imprese ordinarie, come meccanica di precisione e macchine automatiche (10%), a quelli istituzionalmente cooperative friendly: commercio (19%), trasporti (16%), agroalimentare (17%). La cooperazione sociale conferma il proprio ruolo: rappresenta il 9% del comparto.

Il fatturato aggregato è in leggero calo (-1,6%) sul 2019, sebbene il numero delle cooperative campionate sia aumentato del 3,6% (erano 56 nel 2019).

All’interno del campione troviamo tuttavia situazioni differenziate: il 53% delle cooperative subisce un calo dei ricavi di almeno il 3%, ma il 26% delle unità accrescono di almeno il 3% il proprio fatturato. Dal punto di vista statistico, incrementi e decrementi sono distribuiti sia tra le cooperative che occupano i primi posti nel ranking provinciale, sia tra le cooperative di minore dimensione.

Con riferimento alle performance reddituali, i dati tendono inevitabilmente a essere meno positivi rispetto al 2019. Il 21% delle cooperative registra una perdita a conto economico, a fronte del 16% registrato nel 2019; una situazione meno favorevole si riscontra anche a carico del reddito operativo (EBIT), negativo nel 24% del campione (rispetto al 19% del 2019).

Nondimeno, rispetto all’anno precedente è meno elevata la percentuale di cooperative che fanno segnare un peggioramento del proprio risultato netto (45% a fronte del 59% dell’anno precedente). Premesso che la lettura dei dati reddituali per le cooperative in utile risente delle politiche di ristorno (che – a seconda delle scelte sulla contabilizzazione dei ristorni – possono tradursi in incrementi di costi o riduzione di ricavi netti e conseguente riduzione di margini laddove non siano trattati come distribuzione di utili), i dati mediani ci consegnano una redditività operativa in calo nel 2020.

Gli indici di redditività confermano un quadro meno positivo rispetto al 2019, con un lieve calo della redditività degli investimenti e della redditività delle vendite della cooperativa mediana e una sostanziale invarianza nella redditività netta, con una situazione differenziata all’interno del campione.

Come nelle precedenti edizioni, il rischio finanziario è misurato dal rapporto di indebitamento, indice nella cui lettura occorre tenere conto della presenza di una particolare forma di finanziamento, il prestito sociale, fonte di finanziamento caratterizzata da forte stabilità all’interno delle cooperative.

I dati 2020 registrano un miglioramento di tale rapporto nella cooperativa mediana rispetto al 2019, attestandosi al 3,1 a fronte del 3,3 dell’anno precedente. Non va infine dimenticato che la cooperazione svolge una importante funzione sociale, sottolineata anche dalla Costituzione: la peculiare tendenza alla creazione di valore sociale si manifesta anche nella difesa dell’occupazione.

In termini assoluti, è certamente rilevante il numero complessivo di occupati: la cooperazione provinciale censita da Top500 impiega quasi 94.000 unità di personale, dato legato sia all’orientamento valoriale della cooperazione, sia alla forte concentrazione delle cooperative tra le prime 20 imprese della provincia (le cooperative costituiscono l’11,6% del campione della Top 500 provinciale, ma occupano da sole più del 38% dei dipendenti).

La dinamica occupazionale attesta una volta ancora il carattere anticiclico della cooperazione, che in presenza di crisi economica assorbe personale: infatti, l’incremento complessivo degli occupati è pari all’8,3%, variazione percentuale doppia rispetto alla media del campione Top500 bolognese (4,4%). Anche in questo casi i dati mostrano all’interno del campione situazioni differenziate.

In conclusione, l’analisi mostra una cooperazione bolognese che, a causa delle difficoltà dovute alla situazione di pandemia, nel 2020 subisce una lieve flessione del fatturato aggregato, effetti sulla redditività operativa, ma migliora sul fronte del rischio finanziario e, soprattutto, si conferma come un comparto che garantisce importanti livelli di inclusione lavorativa.

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