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21 apr 2022

Tante incognite prima delle fine del tunnel

La ripresa c’è, però poteva essere maggiore se non fosse stata intralciata da inflazione, costi alle stelle e crisi Ucraina

matteo naccari
Economia
Le fiere come il Macfrut che si tiene a Rimini sono uno dei motori economici della Romagna che sta uscendo dalla crisi provocata dall’emergenza Covid
Le fiere come il Macfrut che si tiene a Rimini sono uno dei motori economici della Romagna che sta uscendo dalla crisi provocata dall’emergenza Covid
Le fiere come il Macfrut che si tiene a Rimini sono uno dei motori economici della Romagna che sta uscendo dalla crisi provocata dall’emergenza Covid

di Matteo Naccari

Il 2022 inevitabilmente sarà un anno pieno di incognite. La seconda metà del 2021 aveva illuso tantissimi imprenditori – che credevano di essersi messo il peggio alle spalle dopo pandemia e lockdown –, ma l’inizio del 2022 è stato un crescendo di docce gelate. Prima l’inflazione dirompente e i costi delle materie prime in aumento incontrollato, così come quelli dell’energia; poi la crisi Ucraina che ha minato il panorama di incertezze. Insomma, la via della ripresa, l’uscita definitiva dal tunnel della crisi è ancora lontana, con tanti saluti a chi sperava che l’incubo fosse solo un ricordo.

Anche in Romagna, e lo dimostrano i dati di Top 500 riferiti ai bilanci del 2020, gli ultimi disponibili, il Covid e la crisi che ha innescato hanno colpito duro. I fatturati non sono cresciuti e i margini si sono ridotti, anche se moltissime imprese hanno dimostrato sul campo la propria solidità: ottima notizia. Certo, ci sono settori, come l’alimentare, che stanno meglio di altri, come ad esempio l’abbigliamento e le calzature, ma tutto sommato il sistema Romagna ha retto l’urto dirompente del virus e adesso sta cercando di respingere gli attacchi delle nuove difficoltà. Essere imprenditori oggi non è un mestiere facile, però è anche stimolante. La trasformazione digitale, l’orientamento delle proprie attività verso la sostenibilità, il rispetto dei valori, sono tutte sfide che aiuteranno le imprese a crescere, a diventare più grandi, però in maniera diversa.

Intanto, e non va sottovalutato, dall’Europa sta arrivando una pioggia di miliardi grazie al Pnrr che ha una sigla bruttissima ma che dietro cela risorse destinate a una miriade di progetti. In Romagna, questi fondi vengono già utilizzati, come ad esempio a Ravenna dove si sta rilanciando il porto e dove l’energia, e le attività ad essa correlate, sono una nuova miniera d’oro.

La vera sfida, ora come ora, non è passare la tempesta di inflazione e crisi Ucraina, ma capire cosa ci sarà dopo e come restare sul mercato. Un obiettivo strategico che deve necessariamente riguardare anche le istituzioni, impegnate a disegnare la Romagna che verrà. Con sempre i soliti nodi sul tavolo: burocrazia tiranna, pubblica amministrazione lenta, carenza di infrastrutture e mancanza di un’armonizzazione tra i grandi motori economici della regione, dal turismo alle fiere, al sistema aeroportuale. Il bivio è adesso: o si prendono al volo tutte le opportunità e si diventa grandi in Europa oppure ci si rassegna a vivacchiare. Meglio la prima opzione: però servono impegno e lavoro.

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