Venezia, 11 gennaio 2022 –  È atteso per la settimana prossima il picco di contagi di questa quarta ondata, il Veneto potrebbe registrare numeri da record intorno al 20 gennaio. Trend confermato dalla preoccupante esplosione di casi registrati nelle ultime 24 ore: 21.504 positivi e 29 decessi. Sono 205.699 i veneti attualmente contagiati dal virus e isolati. Di questi, 1.895 si trovano in ospedale per le complicazioni da Covid, mentre tutti gli altri sono in cura domiciliare. Il conto totale delle vittime del virus sale a 12.612L’occupazione delle terapie intensive sale in sei regioni, il Veneto raggiunge il 20%. Sotto pressione anche le aree mediche, negli ospedali veneti la quota di posti letto occupati dai malati Covid è del 24%.

Quanto durano quarantena e isolamento, le nuove regole

Covid Veneto, i dati dell'11 gennaio 2022

I BOLLETTINI / Emilia Romagna - Marche

"Sono 215 le persone in terapia intensiva e 1.680 quelle ricoverate in area medica, quindi vuol dire quasi 1.900 pazienti covid negli ospedali veneti", spiega il governatore Zaia. “Se si continuano a ricoverare 50 persone al giorno, come oggi avviene, si va in area arancione, si mandano in crisi gli ospedali e poi si passa in zona rossa – ha aggiunto Zaia – . Fuori sembra che sia tutto normale, negli ospedali no: i posti letto si stanno riempiendo e bisognerà vedere quanto riusciremo a curare i pazienti che non sono covid". Forte impennata, quindi, negli ospedali: 67 in più nelle aree mediche rispetto a ieri e uno in più in terapia intensiva.

Cosa succede oggi in Veneto: 

La quarta ondata non si ferma

La quarta ondata Covid, quella di Omicron, sta schiacciando il Veneto sulle barricate. Contagiati e in isolamento domiciliare vi sono oltre 200mila cittadini - dato che non consente più un effettivo tracciamento – e in ospedali, tra ricoveri in reparto e in terapia intensiva – si trovano quasi 1.900 pazienti (1.895).

La situazione è pesante, anche perchè passano le settimane e ancora non si vede il plateaux di questa nuova avanzata del virus, dopo il quale dovrebbe iniziare la discesa. La regione macina record su record nei contagi giornalieri: quelli delle ultime 24 ore, risultato di oltre 187.000 tamponi, sono stati 21.504: un dato che porta il totale da inizio epidemia a 792.750.

I dati dell'Agenas, aggiornati al 10 gennaio, confermano questa difficile situazione: il tasso di occupazione di posti letto da pazienti Covid nei reparti è del 24% (due punti in meno della media nazionale, salita a 26%), mentre è del 20% quello delle terapie intensive, più alto della media (17%).

Il Veneto presenta invece dati di eccellenza nelle vaccinazioni. Nell'ultimo mese, secondo i dati della Regione, ne sono state fatte oltre 1.300.000, delle quali oltre 114mila prime dosi, sotto la spinta dell'entrata in vigore del Green pass obbligatorio, e dell'obbligo per gli over 50. È buono anche il trend delle somministrazioni ai bambini tra 5 e 11 anni, oltre 60mila. Più del 42% della popolazione residente ha già ricevuto la terza dose.

Scuole: 4,5% di studenti in quarantena

Ieri in Veneto la scuola è ripresa in presenza con una media del 4,5% degli studenti in isolamento perché positivi al Covid o in quarantena perché venuti in contatto con soggetti positivi. Un docente che si trova a seguire molte classi diverse per poche ore per tappare i buchi lasciati dai colleghi assenti perché malati o in quarantena "non prosegue il percorso di studi, sono soluzioni tampone", spiega l'assessora regionale alla Scuola, Elena Donazzan.

Il presidente è tornato a chiedere che "l'autorità scientifica", cioè il Cts, si pronunci sull'accesso alle scuole. "Ho tanti genitori che mi chiedono la Dad ameno sino a fine mese, ma noi governatori non possiamo decidere", ha precisato Zaia riferendosi all’annullamento dell’ordinanza di chiusura delle elementari e medie firmata dal collega campano, Vincenzo De Luca. Ieri il Tar ha annullato il provvedimento, accogliendo i ricorsi del Consiglio dei ministri e di alcuni genitori.

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Zaia: "Picco di contagi previsto per il 20 gennaio"

Ad annunciare il picco massimo di contagi è il governatore Luca Zaia che, in base alle proiezioni degli esperti, sta preparando il terreno per arginare l’effetto domino sugli ospedali. "Il picco dei contagi potrebbe essere intorno al 20 gennaio. E tra il 10 e 12 febbraio il picco dei ricoverati in ospedale, però sono solo previsioni che possono cambiare", conferma.

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Fino a ieri erano oltre 190mila i veneti contagiati dal Covid – il numero esatto è 190.199 – mai dati cresceranno nelle prossime ore, quando l’Unità di crisi regionale rilascerà il bollettino di oggi. Ieri i nuovi casi erano soltanto 7.492 per effetto del calo di test processati la domenica, oggi è atteso un nuovo innalzamento dovuto ai tamponi effettuati lunedì mattina per la ripresa di scuole e lavoro dopo le lunghe festività natalizie. Con le ultiem disposizoni governative, sono cambiate le regole sulle quarentene: ecco quanto dura ora l'isolamento.

Le province, ecco i numeri dei positivi

La crescita esponenziale dei contagi nelle province sta per portare il Veneto in zona arancione. Sono cinque le aree geografiche sopra i 30mila positivi e quindi sotto tiro, qui il monitoraggio è costante. La zona con il più alto numero di casi rilevati oggi è Verona, dove nelle ultime 24 ore si registrano 4.585 nuovi positivi, per un totale di 41.347 contagi. Segue a ruota Treviso con 4.018 nuovi positivi e 36.565 cittadini contagiati e in quarantena.

A Vicenza i nuovi episodi di Covid oggi sono 3.731, che portano il totale dei contagi a 33.488. Un’altra provincia con un alto numero di nuovi casi oggi è Padova, sono infatti 3.561 gli ultimi positivi rilevati, che portano a 37.628 il totale dei residenti contagiati dal virus. Nella Città metropolitana di Venezia oggi emergono 3.164 positivi, per un totale di 31.536 contagiati.

A Rovigo sono invece 9.919 le persone in quarantena, di cui 1.186 a partire da oggi, mentre a Belluno gli ultimi casi scoperti nei laboratori di analisi sono 672, che portano il totale dei positivi a 5.820.

Vaccini: a che punto siamo 

Sono 49.714 le dosi di vaccino inoculate ieri in Veneto, dato che porta il totale di vaccinazioni a quota 9.552.633. Si tratta di 3.628 prime dosi, per un totale di 3.352.953, a cui si aggiungono 4.031 seconde dosi (4.123.629 il totale) e 42.055 booster (2.076.048 in totale). Ieri anche l'ex sindaco di Venezia ha ricevuto la terza dose, oggi Massimo Cacciari lancia un appello: "Chi può vada a vaccinarsi"

Scettico sull’obbligo vaccinale il virologo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova. L'obbligo vaccinale per gli over 50 "non bloccherà l'ondata di Covid in atto. Questa misura è passata come un toccasana per risolvere il problema del sovraccarico degli ospedali. Non è così"”, sottolinea Crisanti

La protesta: “La Regione ascolti i medici di famiglia

Dopo il “provvedimento tampone” per sopperire alla mancanza di medici di base, con l’innalzamento del numero dei mutuati assegnati per fare fronte all'emergenza Covid, la Regione è sotto il fuoco di fila del territorio. Nei giorni scorsi la Fimmg, il sindacato di categoria degli specialisti di medicina generale, ha inviato una lettera di protesta al presidente Zaia e all'assessore regionale alla sanità, Manuela Lanzarin.

"Non bastano i provvedimenti emergenziali per risolvere problemi che si trascinano da anni e che la pandemia ha aggravato. La Regione ascolti i medici di famiglia e le loro proposte, altrimenti alzare il massimale degli assistiti non solo servirà a poco, ma si rivelerà un fiasco". Così la vicepresidente della commissione Sanità a Palazzo Ferro Fini, Anna Maria Bigon, torna sul tema della delibera di giunta che porta a 1.800, su base volontaria, il tetto massimo di pazienti per ogni medico.

L’attacco è chiaro: servono più medici sul territorio. "Non è così che si garantisce il diritto alla salute a tutti i veneti – attacca la consigliera Pd – se i medici di famiglia, che già scontano la carenza di personale amministrativo, devono seguire anche tutte le fasi del tracciamento legate al Covid, sono inevitabili le ripercussioni sul resto delle attività. E non si può continuare a scaricare su di loro le difficoltà del Sisp, andato in tilt a causa della mancanza di personale”.

“Deve essere rivista la continuità assistenziale nel suo complesso, con l'obiettivo di offrire un'assistenza e dei servizi adeguati e il più possibile uniformi sull'intero territorio, coinvolgendo anche le Usca. È un tema che doveva essere affrontato da tempo e che ora, a causa della pandemia, è diventato ancora più urgente e complicato da risolvere", conclude Bigon.

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