Quotidiano Nazionale logo
4 gen 2022

Covid Veneto 4 gennaio, oggi 16.602 casi e 28 morti. Zaia "Zona arancione inevitabile"

Con 209 pazienti gravi, in Veneto le terapie intensive sono occupate al 19,4% e l'area meica al 20,2%. Rt a 1,19. "Omicron molto contagiosa: ogni giornata ne vale come tre di un anno fa", avverte Zaia

Approfondisci:

Covid Veneto 5 gennaio, 16.871 contagiati e 28 decessi, ricoveri portano a zona arancione

Approfondisci:

Mascherine Ffp2 e Ffp3: ecco quali sono le migliori

“Alta contagiosità, Omicron sta dilagando, ai cittadini chiedo massima attenzione: portate la mascherina e fate l’auto-diagnosi. In tempo di pace il test si fa in ambiente asettico in laboratorio, in tempo di guerra va bene il fai-da-te”, sottolinea Zaia che, dati alla mano aggiunge: “Non durerà mesi, però abbiamo proiezione di 239 persone nelle terapie intensive nei prossimi 10 giorni”. E sul rientro in classe sentenzia: “Deve essere la comunità scientifica, dati alla mano, a certificate la possibile riapertura della scuola. È il comitato tecnico scientifico che deve darci la garanzia, non è materia da talk show”. 

Approfondisci:

Covid oggi, il bollettino dell'Emilia Romagna 4 gennaio 2022. Terapie intensive al 15%

Covid Veneto, i dati del 4 gennaio 2022
Covid Veneto, i dati del 4 gennaio 2022

Cosa succede oggi in Veneto

Attacco hacker, cartelle cliniche in vendita sul web

Il gruppo criminale Lockbit 2.0, che lo scorso 3 dicembre ha hackerato la banca dati dell’Ulss 6 di Padova, ha fatto arrivare all’indirizzo della Regione una richiesta di riscatto. La minaccia è forte: se non verrà pagata la somma chiesta, che ammonterebbe a 800mila euro, il 15 gennaio i dati sensibili dei cittadini e le cartelle cliniche verranno battute all’asta sul web. È iniziato il conto alla rovescia. Zaia: “Non cediamo

Zaia: “Se serve la quarta dose, lo si dica subito”

“Spero non si perda tempo come per la terza dose, se serve lo si dica subito”. È chiara la posizione di Zaia, convinto dell’efficacia del vaccino, anche se contrario a renderlo obbligatorio. “Spero che ci sia la presa di coscienza anche in Italia che febbraio è dopodomani e che ci sono persone che hanno già completato il ciclo vaccinale da un anno", continua.

E porta esempi d’Oltralpe. "La Francia ha dato il via libera alle quarte dosi da febbraio. Se è così, spero che la storia della terza dose non si ripeta in Italia, perché noi abbiamo perso tempo. Il Veneto è la terza regione per numero di vaccinati. 

“Alta contagiosità, ricaduta sugli ospedali”

Gli ospedali sono in affanno, con le terapie intensive occupate al 19,4% e l’area medica al 20,2%.L'alta contagiosità va dilagando, probabilmente il virus si sta 'raffreddorizzando’ nella stragrande maggioranza dei pazienti, però è vero che l'alta casistica dà una ricaduta ingrossando le file negli ospedali, resta un problema sanitario”, commenta il presidente del Veneto.

La medicina territoriale è in crisi tra pensionamenti e sospensione dei no-vax, la Regione oggi è corsa ai ripari con una delibera “ad hoc” per riaprire la nuova graduatoria regionale. “Si stanno creando buchi a macchia d’olio per i pensionamenti a catena, oggi abbiamo presentato una delibera per ampliare i pazienti da 1.500 a 1.800”, annuncia il governatore.

Il Veneto dà la possibilità ai medici di base di ampliare, in via temporanea e volontaria, da 1.500 a 1.800 i pazienti, riconoscendo un'indennità ulteriore. Lo prevede una delibera approvata oggi dalla Giunta regionale e annunciata dal presidente Luca Zaia assieme all'assessora regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin. Ai medici che accetteranno di aumentare i pazienti, verrà riconosciuta un'indennità per l'assistente amministrativo di studio fino a 2 euro per assistito, che si sommano ai 3,50 per paziente già previsti. La misura è già stata applicata in alcune aziende Ulss.

Un'altra decisione riguarda i medici di continuità assistenziale, le cosiddette guardie mediche, la cui tariffa è stata parificata a quelli delle Usca, da 23 a 40 euro all'ora. Queste misure complessivamente costerebbero 52 milioni di euro all'anno, disponibili nel Fondo sanitario regionale.

Il bollettino di oggi

Giornata nera sul fronte contagi in tutto il Veneto, dove nelle ultime 24 ore i casi sono più che raddoppiati. I numero di oggi mostrano una fotografia allarmante: ggi sono 16.602 i nuovi casi, ieri erano poco meno di 6.500. I tamponi effettuati sono 153.227, e quindi il tasso di positività è al 10,83%: "Siamo sotto la media nazionale", dice Zaia. I soggetti attualmente positivi sono 124.359, i ricoverati sono 1.575 (+59), di cui 1.366 in area non critica (+50) e 209 in terapia intensiva (+9). I decessi registrati sono 28.

L'incidenza è di 820,1 casi su 100mila abitanti ogni sette giorni, l'occupazione dell'area non critica al 20,2%, quella della terapia intensiva al 19,4%, l'Rt è di 1,19. "Preghiamo di fare attenzione – ricorda Zaia – non durerà mesi questa situazione, le curve dei ricoveri non sembrano più così cattive. Nei prossimi giorni proiezioni arrivano a 239 ricoverati in terapia intensiva, molti ma ancora sostenibili", conclude Zaia.

Le province, ecco i numeri dei contagi

La provincia con il più alto numero di casi oggi è Verona, che nelle ultime 24 ore registra 3.455 positivi, per un totale di 23.025 cittadini contagiati e in quarantena. A Treviso sono 3.196 i nuovi casi, che portano a 22.593 il totale dei trevigiani contagiati dal virus. A Vicenza i nuovi episodi di Covid oggi sono 2.967, che portano il totale dei contagi a 20.634.

Sono 2.837 i nuovi casi emersi a Padova dell’analisi dei tamponi, un dato che porta a 23.054 il totale degli attuali contagi. Nella Città metropolitana di Venezia oggi emergono 2.397 positivi, per un totale di 20.779 contagiati. A Rovigo sono 4.996 le persone in quarantena, di cui 860 da oggi, invece a Belluno gli ultimi casi scoperti nei laboratori di analisi sono 299, che portano il totale dei positivi a 2.959.

A Venezia, oggi in tutte le farmacie comunali inizia al vendita delle mascherine ffp2 al prezzo calmierato di 0,75 centesimi. “Vogliamo evitare speculazioni per un dispositivo di protezione ormai divenuto necessario", sottolinea l’assessore alle Società partecipate di Venezia, Michele Zuin.

Zona arancione: inevitabile

"Omicron è molto contagiosa, ma ospedalizza di meno – spiega presidente della Regione, Luca Zaia –: ogni giornata ne vale come tre di un anno fa. Però dai 30 ai 50 ingressi in ospedale comunque li abbiamo, quotidianamente. Questa botta di infezioni è la dimostrazione che il virus sta diventando endemico". Zaia ricorda, comunque, che "le vaccinazioni ci hanno salvato la vita, c'è uno studio che dice che senza vaccino avremo avuto 11mila morti".

"Se non ci mettiamo d'impegno ad evitare i contagi, è inevitabile che si avvicini l'arancione - aggiunge il presidente -: l'occupazione in area medica è oggi al 19%, bisogna che arrivi al 30% per far scattare il nuovo livello". Al 19% anche le terapie intensive. 

Zaia in diretta: tutte le novità

Zaia: "Scuole? Non sarebbe una tragedia rinviare a febbraio"

“Se la scuola potrà riprendere in presenza, e con quali modalità, dovrà essere indicato dal Comitato tecnico scientifico”. Lo afferma il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, anticipando che oggi alle 14 parteciperà alla Conferenza dei presidenti delle Regioni, dove sosterrà la riapertura delle scuole "facendo autodiagnosi, screening e portando le mascherine". I test in autodiagnosi, spiega Zaia, sono fondamentali perché altrimenti non sarebbe possibile garantire lo screening per tutti gli studenti.

"In tempo di pace la sutura si fa in ambiente sterile, in guerra anche un po' di grappa è un buon disinfettante", afferma Zaia, secondo cui posto che "il molecolare è il golden standard", bisogna "affrontare con coraggio" il tema dei test in autodiagnosi "nel dibattito relativo alle scuole". Ciò detto, la proposta che la Regione Veneto porterà al tavolo "sarà innovativa", conclude Zaia.

Alle ore 14 di oggi è previsto l'incontro tra i presidenti delle Regioni, per una decisione comune sulla riapertura delle scuole, mentre stamani è in corso la riunione della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Lo ha anticipato il presidente del veneto Luca Zaia. “Siamo alle battute finali - ha aggiunto - verso il d-day della riapertura delle scuole, è inevitabile che il dibattito sia molto più importante”.

Scuole chiuse fino a febbraio, il Veneto spinge per la didattica a distanza come strumento per arginare il Covid. A chiederlo è il governatore Luca Zaia, preoccupato per il continuo aumento di contagi – con i 6.468 casi, ieri nel Veneto c’erano oltre 111mila persone positive – e per il dilagare della variante Omicrom che, in base alle ultime analisi sulle acque reflue, è presente da almeno un mese ed è dominante in tutte le province.

“Tifiamo tutti per la ripartenza il 10 gennaio, ma se ce lo consigliassero gli scienziati, non sarebbe una tragedia rinviare all'inizio di febbraio”, ha detto oggi con cautela Zaia in un’intervista al Corriere della Sera, aggiungendo però che “se i dati epidemiologici dovessero peggiorare, l'ipotesi dello slittamento della data del ritorno in classe è sul tavolo”. Il presidente della Campania ieri ha lanciato un appello per fare slittare dio un mese la riapertura delle scuole, mentre i presidi del Lazio sono contrari alla Dad e all’obbligo vaccinale per alunni e studenti: una misura che il Governo sta valutando in queste ore. La paura, però, ieri ha fatto circolare la notizia di Dad obbliogatoria nel Lazio: una fake news

Kit di tamponi fai-da-te per gli studenti

Il Veneto sta lavorando a una proposta da presentare al Governo per programmare dei lockdown differenziati per gli 800mila studenti veneti. Il governatore lancia poi al governo la proposta “di valutare l'introduzione dell'auto-monitoraggio a scuola”, che consiste nel consegnare “a tutti gli studenti, una o due volte alla settimana, un kit per il test fai da te”. In questo modo, spiega Zaia, “riusciremmo a intercettare i positivi prima che il contagio dilaghi”. Si deciderà il 10 gennaio, intanto i dati resi noti dalla Regione mostrano un tasso di vaccinazione molto basso nelle scuole del primo ciclo. La fascia più penalizzata è quella dei bambini tra i 5 e gli 11 anni, tra i quali solo lo 0,7% ha completato il ciclo e il 12,1% è vaccinato con una dose. Un dato che rispecchia anche il ritardo con cui sono stati autorizzati i vaccini ai più piccoli. Molto più alto, invece, il dato per la fascia 12-19 anni: il 74,2% è immunizzato.

Ricevi l'informazione di qualità direttamente a casa tua con le nostre testate.

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?