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21 apr 2022

Covid oggi Veneto, dati e contagi del 21 aprile. Curva in calo, restano alti i positivi

Sono scesi a 7.423 i nuovi casi, mentre rimangono a oltre 74mila i contagi attuali. Sono 8 i decessi, stabile l'occupazione dei reparti ordinari (901) e delle terapie intesnive (36)

Venezia, 21 aprile 2022 – Dopo il boom di contagi, che ieri ha fatto schizzare la curva con quasi 10mila casi in sole 24 ore, oggi la situazione sembra mostrare segnali di miglioramento. Sono 7.423 i nuovi casi di Covid19 rilevati in Veneto nelle ultime 24 ore, stabile invece il conteggio degli attuali positivi, che oggi sono stabili a 74.045, di cui 937 ricoverati in ospedale e 73.108 in isolamento domiciliare.

Covid Veneto, i dati del 21 aprile 2022
Covid Veneto, i dati del 21 aprile 2022
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Omicron: nuova variante sequenziata in Veneto

Il bollettino diramato oggi dalla Regione registra una lenta flessione dei ricoveri con sette dismissioni dalla aree mediche, con 901 pazienti in tutto, e due nuovi ingressi nelle terapie intensive, che portano il totale dei pazienti gravi a 36. Sono 8 i decessi registrati oggi, con il totale delle vittime che sale a 14.369.

Mascherine, l’allarme di Gimbe

La decisione di togliere le mascherine nei luoghi chiusi, per la Fondazione Gimbe, è avventata per tre ragioni: “innanzitutto, nei locali affollati o scarsamente aerati, la probabilità di contagio è molto elevata; in secondo luogo, la vaccinazione offre una protezione parziale dal contagio; infine, ci sono milioni di persone suscettibili, non vaccinate o senza booster. Utile ribadire che la protezione individuale è massimizzata con la mascherina Ffp2 e non con quella chirurgica, poco efficace nei confronti di omicron”.

Tra le 72 province italiane con un'incidenza oltre i 500 casi per 100mila abitanti, compaiono cinque territori del Veneto: Treviso (740), Padova (732), Vicenza (738) e Venezia (724), Rovigo (685). Escluse solo Belluno e Vicenza.

Tutti i dati delle province

La fotografia dei contagi del Veneto si apre con la provincia di Padova, che anche oggi rimane la zona con il più alto numeri di casi giornalieri, 1.571, e di persone in isolamento, che salgono a 13.007. Subito dopo appare l’area allargata di Treviso, con 1.354 nuovi positivi e 11.444 contagi totali. Nelle ultime 24 ore, nella provincia metropolitana di Venezia sono emersi altri 1.315 tamponi positivi, per un totale di 12.518 residenti in isolamento, sia in ospedale che a casa.

A Verona, nelle ultime 24 ore sono emersi altri 1.229 contagi, che portano a 10.872 il conteggio degli attuali positivi. Nel Polesine si registrano invece 266 nuovi contagi, in tutti i Comuni della provincia di Rovigo i positivi arrivano a 3.023. Nonostante la crescita della curva degli ultimi due giorni, le zone montane di Belluno rimangono quelle meno colpite dal virus, con 266 nuovi casi e 2.353 contagi attuali.

Covid, ridotta la speranza di vita alla nascita

L’eccesso di mortalità causato dal Covid ha comportato, nel 2020, una riduzione della speranza di vita alla nascita di oltre 1 anno di vita a livello nazionale (da 83,2 nel 2019 a 82,1 anni nel 2020), ma i dati stimati evidenziano un accenno di ripresa per il 2021, con un valore pari a 82,4 anni. È quanto evidenzia il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) dell'Istat, presentato oggi.

Nonostante la flessione degli anni di vita attesi nel 2020, l’indicatore della speranza di vita in buona salute alla nascita ha subito un inaspettato miglioramento e si è attestato a 61 anni, con un guadagno di 2,4 anni rispetto al 2019. Nel 2021, il miglioramento nella speranza di vita in buona salute osservato tra le donne nel 2020 (+2,5 anni rispetto al 2019) si ridimensiona, con una flessione di circa 10 mesi, arrivando a 59,3 anni da vivere in buona salute. Tra gli uomini, invece, il valore della speranza di vita in buona salute alla nascita nel 2021 (pari a 61,8 anni) si mantiene simile a quello del 2020, anno in cui era aumentato di +2,1 anni rispetto al 2019.

L’incremento della buona salute nel 2020, comune a molti paesi europei, evidenzia il Rapporto, è effetto di un aumento della quota di persone che, nel contesto della pandemia, ha relativizzato la propria condizione di salute, valutandola con maggior favore di quanto non avrebbero fatto in passato.

 

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