Operaio al lavoro in un cantiere edile
Operaio al lavoro in un cantiere edile

Venezia, 15 novembre 2021 – Crescono le assunzioni in tutto il Veneto, settori trainanti della ripresa sono la sanità e il sociale (+44%), il metalmeccanico e l'edilizia (+16%). Le più colpite dagli effetti della pandemia, invece, sono le attività di turismo, commercio e servizi finanziari. Per la prima volta, dopo due anni di flessione negativa e dopo un 2021 iniziato sotto il segno meno, il mondo del lavoro del Veneto torna ai livelli precedenti alla crisi pandemica.

"Siamo di fronte a dati che dimostrano come l'occupazione in Veneto si stia riallineando ai livelli pre-pandemia”, annuncia l’assessora regionale al Lavoro, Elena Donazzan, Alla luce dei dati sull'occupazione veneta relativi al mese di ottobre 2021. “Il bilancio annuale è superiore a quello del 2019 – continua Donazzan – e la forbice della domanda di lavoro si sta restringendo, anche se il numero complessivo di assunzioni rimane inferiore (-11% sul 2019) e cresce il numero delle dimissioni. Fenomeno questo che dimostra la volontà di molti lavoratori di cercare migliori opportunità lavorative. E su questo aspetto dobbiamo intervenire, rafforzando politiche del lavoro che offrano strumenti adeguati ai lavoratori stessi".

Segnali di ripresa, dopo un altro anno difficile

I numeri dicono che nell'ultimo mese le assunzioni sono state 51mila contro le 47mila di due anni fa e la perdita di posti, "fisiologica in questo periodo dell'anno per la chiusura dei contratti a tempo determinato stagionali", è più contenuta. Veneto, lavoro offresi: i Centri per l'impiego cercano 3400 lavoratori, il 62% nei servizi

E, per la prima volta, anche il bilancio occupazionale dell'intero 2021 supera quello del 2019, con 52.600 posizioni di lavoro dipendente guadagnate da inizio anno, ma il numero complessivo delle assunzioni resta più basso (-11%), soprattutto a causa dell'andamento dei primi mesi dell'anno.

Ma in Veneto si osserva anche un incremento delle dimissioni, cresciute rispetto al 2019 del 5%, ma il dato sale all'11% se si considerano solo quelle da contratto a tempo indeterminato non avvenute durante il periodo di prova.

Le professioni più richieste

Infermieri, tecnici informatici e statistici, autisti di mezzi pesanti sono le professioni che più facilmente si ricollocano sul mercato del lavoro dopo aver dato le dimissioni e nella maggior parte dei casi nello stesso settore. "La crescita delle dimissioni – sottolinea l’assessora regionale al Lavoro – è particolarmente elevata in settori che sono stati più impegnati e coinvolti nel periodo della pandemia: dai servizi sanitari e sociali al metalmeccanico e costruzioni, dove i lavoratori dimessi trovano spesso e presto un altro lavoro. È un segnale di riattivazione della mobilità dei lavoratori”.

Lo sblocco dei licenziamenti non ha generato vortici negativi

“Elementi, questi, che ci dicono che va proseguita la strada di investire su politiche di accompagnamento e orientamento al lavoro e dei lavoratori". Il bilancio contiene anche i primi dati sugli effetti dello sblocco pressoché definitivo dei licenziamenti, di nuovo possibili da inizio mese per tutte le imprese, al netto dei residui periodi di copertura garantiti dalla cassa integrazione. Anche in questo caso, come già era avvenuto a luglio, non si registrano picchi anomali, ma anzi una diminuzione rispetto ai livelli registrati nel 2019.

Tra il 31 ottobre e l'8 novembre, le aziende che potevano accedere alla cassa integrazione in deroga hanno effettuato 583 licenziamenti rispetto agli 862 del 2019, mentre le aziende della moda, interessate nei mesi scorsi da una diversa normativa, ne hanno effettuati 20 contro i 42 di due anni fa.