Venezia, 30 novembre 2021 - Tornano in carcere a 70 anni suonati alcuni elementi “storici” della Banda Maniero, di quella Mala del Brenta che imperversava a Venezia e in Veneto 40 anni fa, poi smantellata dal pentimento del suo boss. Usciti dal carcere dopo aver scontato le condanne negli anni '90, hanno cercato di tornare a fare il vecchio “mestiere”, quello dello spaccio di droga, delle estorsioni agli operatori turistici e intimidazioni. Ma stavolta ad aspettarli c'erano gli investigatori, che li hanno seguiti negli ultimi sei anni e alla fine hanno stroncato il loro tentativo di riportare in auge la banda.

Il materiale sequestrato alla Mala del Brenta

Il blitz dei Carabinieri del Ros è andato a segno nella notte con l'esecuzione, a Venezia e in Veneto, di 39 arresti e avvisi di garanzia a un'ottantina di persone. Nel mirino il gruppo “mestrini” della Mala, quello che aveva in appalto il traffico di droga assieme alle estorsioni in città e terraferma, e che si era reso anche responsabile di una delle più efferate esecuzioni interne alla banda, quella dei fratelli Rizzi e Franco Padoan, uccisi il 10 marzo 1990 sull'argine del fiume Brenta a Galta di Vigonovo, nel Padovano.

I nomi “storici” sono quelli di Gilberto Boatto detto “Lolli”, Paolo Pattarello, Gino Causin, più altri luogotenenti come Loris Trabujo, sospettato delle estorsioni ai motoscafisti veneziani. Ma tra gli indagati spunta anche Antonio “Mario” Pandolfo, braccio destro e armato di Maniero.

Convivevano con le altre mafie venete

Attorno a loro, a partire dal 2015, un gruppo che si è infilato in uno spazio lasciato libero dalle altre mafie che da tempo agiscono in Veneto: la 'ndrangheta, la camorra, la mafia nigeriana. Una convivenza che il procuratore Antimafia di Venezia, Bruno Cherchi, ha definito “pacifica”, dove ognuno si ritaglia il proprio mercato senza disturbare gli altri.

“Sono un po’ invecchiati, è vero - ha commentato il magistrato - ma è vero anche che sono sempre molto pericolosi, con una grande capacità di aggregazione, e una volta usciti dal carcere, di
riprendere i rapporti, soprattutto di spaccio e di approvvigionamento di sostanza stupefacente dai paesi sudamericani, e l'attività delittuosa nei confronti dell'ambiente veneziano”.

Un gruppo armato e addestrato a sparare

A conferma della loro pericolosità anche il ritrovamento di armi, anche da guerra, tra cui mitra kalashnikov. Una circostanza che ha fatto anche sospettare che il gruppo avesse in mente di uccidere il boss pentito Felice Maniero. Ma Cherchi ha smentito, ricordando che “Maniero è detenuto, e quindi c'è una difficoltà obiettiva. Che Maniero, e coloro che hanno collaborato, non fossero particolarmente amati è vero, ma non abbiamo elementi concreti per dire che l'obiettivo del gruppo fosse quello. Si occupavano più di business che di riparare vecchie ruggini della mala.

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Altro elemento di novità la presenza operativa delle donne: “Poiché una volta - ha commentato Cherchi - l'attività era di aggressione, rapine e omicidi, era in genere operata dagli uomini del gruppo. Abbiamo notato invece elementi puntuali in relazione all'impiego di donne, soprattutto per quanto riguarda il riciclaggio e l'intestazione fittizia di beni che provengono dalle attività criminose”.

Il sindaco di Mira: “Lo Stato è più forte”

Un plauso all’operazione dei Ros anche da parte del sindaco di Mira, cittadina del Veneziano colpita dagli affari loschi del clan. “Emerge la presenza di un'organizzazione criminale ramificata che avrebbe voluto fare il bello e il cattivo tempo”, dice il primo cittadino Marco Dori, che è anche presidente della Conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta.

Ma lo Stato è più forte e quando lo Stato c'è, è sempre motivo di orgoglio e soddisfazione - aggiunge - . Un impegno che, sul territorio, è anche culturale ed educativo, su cui stanno facendo un lavoro decisivo i centri di documentazione e promozione della legalità e della sicurezza”. Proprio di recente, ricorda, il Comune di Mira “ha voluto finanziare la realizzazione di un podcast sulla banda criminale del Brenta, che ha ottenuto un seguito altissimo a conferma di quanto il tema resti caldo e attuale. Combatteremo sempre perché la malavita non abbia neppure un millimetro di spazio di movimento”.

Cosa è successo durante il blitz

Tentavano di ricostituire l'organizzazione capeggiata da Felice Maniero che dagli anni Settanta agli anni Novanta ha terrorizzato il Nord Est, ma i nuovi esponenti della 'Mala del Brenta 2.0' sono stati arrestati dai carabinieri del Ros e dei comandi provinciali di Venezia, Padova, Treviso e Rovigo. Trentanove le misure cautelari emesse dal tribunale di Venezia, su richiesta della Procura per associazione per delinquere, concorso esterno in associazione per delinquere, detenzione e porto di armi da fuoco, spaccio di stupefacenti, estorsione, rapina, usura e altri delitti.

L'operazione 'Papillon' della direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Venezia e scattata al culmine di un'indagine durata 5 anni, ha documentato "l'esistenza di gravi e concordanti elementi relativi alla ricostituzione della disgregata organizzazione mafiosa nota come Mala del Brenta" soprattutto dopo la scarcerazione  - dopo lunghe detenzioni - di esponenti della frangia dei mestrini. 

L'obiettivo principale del clan era quello di controllare e gestire le grandi rotte del flusso turistico della laguna.

Nel corso delle indagini sono stati effettuati anche 6 arresti in flagranza, 3 denunce a piede libero nonché il sequestro di due pistole semiautomatiche complete di munizioni, 3 ordigni esplosivi radiocomandati ad alto potenziale e stupefacente del tipo cocaina. È stato eseguito anche un provvedimento di sequestro di beni mobili ed immobili per un valore complessivo
superiore ad 1 milione euro.

Zaia: "Una vittoria della legalità"

“La giornata si apre bene, con l’ennesima vittoria della legalità sulla criminalità - afferma in una nota il Governatore del Veneto, Luca Zaia -  Complimenti e grazie da tutti i veneti per bene ai Ros dei Carabinieri e alla Procura Antimafia, che hanno sgominato una banda composta da vecchi pregiudicati e nuovi malavitosi che agivano per arrivare al controllo del territorio”.

“Le prime notizie aggiunge Zaia – parlano di droga, estorsioni, armi rapine e mancate vendette maturate nel mondo del crimine. Un mix devastante, per la legalità, ma anche per la serena convivenza sociale di un vasto territorio, che poteva avere conseguenze sempre più gravi. Averlo stroncato è una delle più importanti operazioni messe a segno dalla Forze dell’Ordine e dagli inquirenti negli ultimi tempi”.