Cortina d'Ampezzo, Belluno
Cortina d'Ampezzo, Belluno

Venezia, 24 dicembre 2021 – Dalle Dolomiti alle colline del prosecco, i vetri artistici veneziano o gli affreschi di Giotto. Il Veneto è una terra “patrimonio dell’umanità”. Sono tante le punte di diamante vantate dai veneti, diversi i siti tutelati dall’Unesco per la loro bellezza che, in momento difficile in cui la curva dei contagi Covid sta travolgendo l’Italia e imponendo nuove restrizioni, come l’ultimo Decreto di Natale approvato ieri, diventano luoghi di attrazione per un turismo nazionale.

Dopo il tutto esaurito registrato questa estate nei borghi, il Veneto prova a lanciare nuove proposte per i turisti italiani, anche se in questo momento la sfida sembra impossibile.

Turismo, in Veneto estate chiusa con segno positivo: picchi di presenze superiori al 2019

Veneto: ecco quali sono i siti dell’Unesco

Città di architettura e storia protette come tesori dell'Umanità, il Veneto è tra le regioni più ricche d’Italia. A meno di poter contare sulle disponibilità di tempo e di risorse di un “Grand Tour” di aristocratici europei d'altri tempi, è di fatto impossibile considerarli tutti in un'unica trasferta, anche perché il primo della serie, almeno in ordine di iscrizione alla lista esclusiva, nel 1987, è Venezia, scrigno interminabile di suggestioni d'arte, architettura e di paesaggi naturali. Al punto da meritare una nuova etichetta Unesco, nel 2020, relativamente al segmento della produzione di vetri decorativi. Anche se quest'anno, Venezia è stata inserita nella "black list" dell'Unesco e ha rischiato di perdere il titolo a causa dell'approdo in laguna delle Grandi Navi. 

Risale invece al 1997 il primo ingresso di Padova nel portfolio dei patrimoni protetti dell'umanità, grazie, in particolare, alla presenza del più antico Orto botanico, non lontano dal compiere il suo primo mezzo millennio dalla fondazione. Il raddoppio patavino negli elenchi Unesco è invece molto recente, nel 2021, e in questo caso è stato ottenuto attraverso i cicli affrescati del 14esimo secolo conservati in otto siti fra i quali il più noto è probabilmente la “Cappella degli Scrovegni”, interamente firmata da Giotto e dalla sua scuola.

La cifra di Vicenza che le Nazioni Unite hanno inteso tutelare è invece quella architettonica e in questo la punta di diamante è il nome di Andrea Palladio. Sono 23 i monumenti che, con il centro storico e tre ville suburbane, appartengono dal 1994 alla lista, arricchita due anni più tardi da altre 21 residenze d'epoca presenti nella regione e certamente ascrivibili alla mano dell'architetto veneto.

Dalle mura scaligere alle polafitte del Garda

Così come a Verona, con riferimento ai secoli romani e, più tardi, alle signorie medievali e al dominio della Serenissima, l'Unesco ha individuato come meritevole di iscrizione, nel 2000, l'insieme monumentale dell'intero centro storico, delimitato dalle mura trecentesche progettate da Cangrande della Scala. Ed è da Verona che, con un ulteriore spostamento ad occidente, si raggiungono i margini della regione con Peschiera del Garda, altro luogo due volte insignito di bollino. La città, sulla sponda sud del bacino, da un lato esprime una sua rilevanza per i reperti che documentano una civiltà preistorica insediata su palafitte e, dall'altro, si inserisce in un sito seriale in cui sono raccolte le fortificazioni di difesa realizzate dalla un tempo dominante Repubblica di Venezia.

Una panoramica di Verona, uno dei siti Unesco del Veneto

Sostenibilità: Colline del Prosecco e Dolimiti

Rimangono da elencare due altre zone marchiate Unesco, la prima delle quali, dal 2009, coincide con le Dolomiti, complesso orografico di conformazione unica e caratterizzato dalla composizione chimica delle rocce prevalenti. Una pietra calcarea, la Dolomite, che prende il nome dal geologo settecentesco francese Deodat De Dolomieu al quale si deve l'identificazione scientifica della ragione grazie alla quale, in particolari condizioni di luce, il colore dei rilievi vira al
rosato.

Sono trascorsi solo due anni, infine, dal conferimento del titolo di patrimonio dell'umanità alle colline del Prosecco, nella striscia pedemontana trevigiana compresa tra ConeglianoValdobbiadene, in cui il particolare vitigno cresce su pendii resi praticabili dall'opera dell'uomo. Qui da proteggere è sostanzialmente l'equilibrio fra le coltivazioni, i boschi e i piccoli insediamenti risalenti a secoli in cui le tecniche di produzione vinicola erano appena agli albori.