Vaccino a donna in gravidanza
Vaccino a donna in gravidanza

Venezia, 15 settembre 2021 – Rifiutato il vaccino a una donna in gravidanza, il medico di turno ha chiesto il via libera del ginecologo prima di iniettare la dose. E, in assenza di certificato, vaccino negato. Dopo le proteste della donna, l’Ussl Serenissima ha inviato un “richiamo formale al rispetto delle linee guida” e la futura mamma è stata vaccinata lunedì. È accaduto in questi giorni al centro vaccinale di piazzale Roma, a Venezia.

Covid Veneto, 15 settembre: 525 casi, 3 decessi. Oscillazione al rialzo a Belluno e Rovigo

Una situazione che ha fatto discutete, soprattutto dopo gli ultimi decessi avvenuto al Policlinico di Napoli. La settimana scorsa è deceduta a venti giorni dalla nascita la piccola Sharon, una bimba prematura venuta al mondo dopo 24 settimane di gestazione con un parto cesareo sulla mamma – una 25enne di Montano Acilia – intubata per il Covid. Pochi giorni dopo è morta una 28enne affetta dal virus che aveva partorito pre-termine a fine agosto. In più ci sono gli esiti di una ricerca statunistense che indica un aumento fino al 60% del rischio di parto prematuro nelle donne affetta da Covid.

L’Ussl 3: “Seguiamo le linee guida suggerite dalle società scientifiche”

I centri vaccinali dell'Ulss 3 Serenissima hanno vaccinato in questo periodo numerose donne in stato di gravidanza. “Le vaccinazioni di queste utenti seguono le linee guida suggerite dalle società scientifiche”, dicono dall'Azienda sanitaria veneziana in merito all'episodio della donna in stato di gravidanza alla quale un medico vaccinatore ha chiesto il certificato dello specialista ginecologo prima di procedere alla vaccinazione. Una richiesta che l'Azienda giudica “arbitraria”.

Le donne in gravidanza che si presentano nei centri vaccinali, sottolinea l'Ausl 3, “vengono sottoposte all'anamnesi da parte del medico vaccinatore il quale, dopo averne valutato l'idoneità, procede con la vaccinazione”. E questo non è successo: ecco perché. “Nel caso specifico dell'utente che si è presentata martedì 7 settembre al centro vaccinale di Piazzale Roma e alla quale, in sede di anamnesi, è stato chiesto un certificato ginecologico per procedere in un secondo momento all'inoculazione” per l'Ulss “questa richiesta è il frutto di un'iniziativa arbitraria di un medico, tra i circa 200 medici vaccinatori che operano ogni giorno nelle nostre sedi vaccinali, che ha agito di propria iniziativa”.

Scattato il richiamo formale. “Giovedì 9 settembre, il professionista è stato richiamato formalmente al rispetto delle linee guida delle società scientifiche, senza richiedere quindi ulteriori certificazioni - si puntualizza dall’Azienda sanitaria - . L'azienda ha già provveduto alla vaccinazione dell'interessata, che è avvenuta lunedì 13 settembre”.