Venezia, 12 gennaio 2022 – Gode di ottima salute il turismo domestico in Veneto nonostante la pandemia da Covid, mentre per i centri storici la strada è ancora in salita. La conferma arriva dal report Istat sul movimento turistico nei primi nove mesi del 2021 che "certifica che il livello di gradimento dell'offerta turistica veneta resta altissimo", dice il presidente della Regione Luca Zaia, sottolineando che in questo difficile momento la regione "fa segnare un +48,2% di presenze rispetto alla clientela italiana".

Il dato che emerge, prosegue Zaia, "è che il sistema turistico veneto ha saputo riposizionare bene la sua offerta, attraendo molti più turisti residenti in Italia e rispondendo così, almeno in parte, all'inevitabile contrazione degli arrivi dall'estero. Un'elasticità virtuosa, che fa sperare in buoni risultati anche nel futuro, pur se le incertezze legate alla pandemia ancora incombono in modo pesante".

Insomma, conclude il presidente, "anche in questo momento per certi versi drammatico per molte attività economiche il nostro turismo gioca la partita mettendo in campo le sue risorse migliori: gli ambienti naturali, la sua imprenditoria coraggiosa, l'enogastronomia di qualità, l'offerta sempre più integrata e green, l'arte, la cultura, i borghi, i siti patrimonio dell'umanità Unesco, la cui attrattiva si rafforza ogni giorno".

Confindustria Venezia tira le magre somme sul 2021

Nel 2021 le grandi città hanno registrato le maggiori perdite a livello di presenze turistiche. I centri storici, secondo un'indagine dell'Istat sui primi 9 mesi dell'anno scorso, hanno subito il più significativo calo della domanda rispetto allo stesso periodo del 2019 (-71% contro -38,4% della media nazionale), recuperando leggermente in comparazione al 2020 (+3,0%).

Per quanto riguarda l'ospitalità, secondo Confindustria Alberghi, a Venezia l'indice di occupazione degli hotel nel 2021 è sceso al -57% rispetto al 2019. Un dato in linea con le altre città d'arte: Napoli (-43%), Firenze (-56,1%), Roma (-58%).

“Dopo un Natale in calo e un Capodanno sotto le aspettative - rileva il presidente della Sezione Turismo di Confindustria Venezia Salvatore Pisani - guardiamo con fiducia alle festività pasquali. Del resto, come ha rilevato l'Istat, nei primi 9 mesi del 2021 l'Italia è stata la prima in Europa per numero di presenze turistiche e il Veneto tra le regioni più scelte dai clienti residenti. Questo ci fa ben sperare”.

Il nodo sui ristori

La ripartenza, sempre secondo Pisani, passa anche da una più equa distribuzione degli aiuti stanziati dal Governo per il settore alberghiero. “I ristori, fino a ieri, erano previsti soltanto per le aziende con un fatturato inferiore ai 5 milioni - sottolinea -. Un criterio che non solo penalizza gli hotel di maggiori dimensioni, ma pone l'Italia in una condizione di svantaggio rispetto agli altri Paesi che hanno sostenuto anche le strutture più grandi. In questa fase, ad esempio, si potrebbe calcolare il contributo in base alla perdita del fatturato mensile sulla media degli ultimi tre anni - propone Pisani -. Questo sistema permetterebbe di affrontare il periodo di bassa stagione con la possibilità di programmare gli investimenti e di sviluppare nuovi segmenti di mercato”.

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Cassa integrazione Covid a fine corsa

Nel frattempo, la cassa integrazione Covid è agli sgoccioli: “ancora non abbiamo ricevuto indicazioni su come procedere in futuro - aggiunge Pisani -Nei prossimi mesi gli ammortizzatori sociali continueranno ad essere indispensabili per salvaguardare l'occupazione. Intanto dobbiamo approfittare di questa fase per adeguare i profili professionali dei nostri dipendenti alle mutate esigenze del mercato. Per farlo, però, - conclude - servono strumenti innovativi, più agili rispetto agli attuali e immediatamente disponibili da qui ai prossimi tre anni, ai quali attingere per riqualificare il personale”.