Bologna, 25 novembre 2021 - Quando parliamo di pubblico e privato, in sanità, abbiamo spesso le idee confuse. Lo sa bene la Bestia salviniana, che su questo tema ha impostato gran parte della campagna (perdente) delle ultime elezioni regionali Bonaccini-Borgonzoni. Lo sanno bene anche i cittadini che, nei giorni del (para)ritorno alla normalità post-Covid devono fare i conti con liste d’attesa lunghissime prestazioni spesso rinviate, soprattutto con il servizio sanitario nazionale e regionale. E molte volte, senza soldi propri e senza strutture private o libera professione, beh, un cittadino farebbe fatica a essere curato nei tempi corretti. Vi racconto, però, una storia personale che dà speranza.

Non a caso, lo faccio nel giorno in cui celebriamo il decennale del bilancio sociale dell’Aiop, l’associazione dell’ospedalità privata. Un colosso da 223 milioni che ormai definire privato è quantomeno riduttivo. Ho avuto un problema di salute, una cisti spuntata all’improvviso sul collo. Sono riuscito a farmi visitare e curare dal professor Claudio Marchetti, che è a capo della Chirurgia maxillo-facciale del Sant’Orsola. Che Marchetti e la sua squadra fossero una corazzata lo sapevo già e ve l’abbiamo raccontato tante volte (pensate agli interventi di ricostruzione, ai modelli 3-D, ai bisturi che non lasciano tracce in parti delicate come il viso, ai sorrisi persi e a quelli ritrovati); ma che il Sant’Orsola in periodo Covid si sia trasferito a Villalba e lì, in una struttura non accreditata dagli altissimi comfort e standard di sicurezza, pulsi uno dei più vitali e importanti reparti emiliano-romagnoli, beh, non è notizia che tutti conoscono.

Gli specialisti del pubblico operano insieme con quelli del privato, in una catena che rende proprio il privato non solo parte del pubblico, ma protagonista. Con un dato, che riassumiamo con brutalismo sanitario: gli standard per i pazienti sono altissimi e i costi per il pubblico diminuiscono. Ne parlavo con Luca, il mio compagno di stanza che ha affrontato un intervento delicato con coraggio e ha avuto un decorso sereno: il personale della clinica e gli specialisti del Policlinico ci hanno presi per mano, fatti ripartire e per questo li ringraziamo.

Quello che succede tra Sant’Orsola, Villalba e il Maxillo-facciale è, forse, il futuro della sanità. Averardo Orta, imprenditore illuminato, non a caso parla di "capacità di resilienza delle strutture" e di "spirito ottimista", perché la pandemia "come effetto primario" ha trasformato le strutture, messe "a completa disposizione dell’Ausl con oltre mille posti letto dedicati a pazienti Covid". Sono storie di "incrollabile determinazione" che dimostrano come gli steccati, soprattutto politici, debbano crollare. Vince il dialogo. Vince chi sta vicino ai cittadini.