’Abbandona gli occhi’: così l’artista invita a guardare con il cuore

Patrick Tuttofuoco torna in città ed espone a Palazzo de’ Toschi, nel salone della Banca di Bologna "Cerco la creatività attraverso la meditazione, in uno spazio e tempo alternativo di semi-coscienza".

’Abbandona gli occhi’: così l’artista invita a guardare con il cuore

’Abbandona gli occhi’: così l’artista invita a guardare con il cuore

Nel 2019 Patrick Tuttofuoco fece parte del Main Project di Art City con una mano luminosa posta su Porta San Donato, dialogando con lo spazio urbano. Quest’anno torna nel programma principale con ’Abbandona gli occhi’, personale che si inaugura oggi alle 18 a Palazzo de’ Toschi, salone della Banca di Bologna, e che nel titolo ha tutto il suo senso: lasciare da parte lo sguardo oggettivo sulle opere per approcciarle dal punto di vista energetico. Del resto l’artista milanese classe 1974 che fece il suo ingresso nel mondo dell’arte nel 2001, da qualche tempo ha sviluppato una creazione in relazione con un abbandono di semi-coscienza raggiungibile con la meditazione, che guida la produzione qui esposta di nuove opere e due lavori recenti, neon e sculture, ma anche i basamenti. "La mia ossessione per il sonno – racconta – è diventata pratica, perché in quegli stati del cervello cerco creatività tramite la riflessione e meditazione. Si tratta di spazio e tempo alternativi e il mio consiglio è quello di iniziare a guardare l’arte non solo con gli occhi, che ci riportano quello che l’opera è in termini visivi, estetici e formali, ma quello che riesce a comunicare". E aggiunge: "Quando girate all’interno di questa mostra dovete pensarla come un campo con varie frequenze, dove ogni opera è in grado di produrre un segnale e queste frequenze devono collaborare per produrre un contesto più complesso, perché l’arte è da sempre in grado di generare questa frequenza di comunicazione che va bene al di là del suo corpo materiale". La mostra, a cura di Davide Ferri, presenta forme emblematiche della pratica di Tuttofuoco fin dagli esordi, come l’utilizzo di materiali industriali e sintetici come il neon, il ferro e la plastica e poi l’inclinazione a coinvolgere lo spettatore ad abitare la mostra, perché l’artista è più che mai appassionato del dialogo che si può creare. Si vede qui anche la nuova fase di una ricerca in continua evoluzione e ha a che fare con i corpi che sono esposti e la scultura. Quindi, oltre alle scritte neon "che ricordano che esiste altro, come mini paradossi che risvegliano il qui e ora", ecco le sculture: "Tutto evoca lo stato di semi-coscienza, di leggerezza, attraverso il concetto di ’corpi molli’ che popolano l’esposizione e che invitano ad esplorare nuovi punti di vista", come spiega Davide Ferri. La scultura è una pratica affrontata nel 2016, con materiali pregiati come il marmo del Portogallo che assomiglia alla pelle umana. "In quell’anno, per la prima volta - afferma Tuttofuoco - ho utilizzato il marmo che fino ad allora significava per me una tradizione limite. Quando si prende coscienza del proprio ruolo nell’arte, ecco che si può pensare di lavorarci".

Benedetta Cucci

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