Accoltellata in via Rialto: "Lui la colpì senza pietà sotto gli occhi dei bimbi. Lei è salva grazie a loro"

Le motivazioni della condanna a 15 anni di Mehdi Fadl. Aggredì la compagna mentre si trovava sotto effetto di alcol e droga. A dare l’allarme fu il più grande dei loro figli, che aveva solo 8 anni.

Accoltellata in via Rialto: "Lui la colpì senza pietà sotto gli occhi dei bimbi. Lei è salva grazie a loro"

Accoltellata in via Rialto: "Lui la colpì senza pietà sotto gli occhi dei bimbi. Lei è salva grazie a loro"

Mehdi Fadl ha tentato di uccidere la sua compagna Giorgia, madre dei loro tre bambini, con "insensibilità e spietatezza, in assenza di sentimenti di pietà verso la compagna e i figli minori". Così scrive la giudice dell’udienza preliminare Grazia Nart nel motivare la condanna a 15 anni, con rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo della pena) del trentaduenne che la mattina della Vigilia di Natale del 2022 ha accoltellato al collo con un paio di forbici, arrivando a un passo dall’ucciderla, la compagna oggi ventiseienne, nell’appartamento in cui lei viveva da qualche giorno coi figli in via Rialto. Il tutto sotto gli occhi dei loro tre bambini e mentre il più grande, di otto anni appena, cercava inutilmente di fermarlo prendendolo a pugni. Il bambino, vedendosi incapace di salvare la mamma, è poi corso in strada a chiamare aiuto in lacrime. Ed è stato proprio "la tempestività dei minori nel chiedere aiuto, nonché la prontezza dei passanti e dei sanitari intervenuti" a mettere in moto quell’"insieme di circostanze fortuite" unicamente per le quali "non si verificava l’evento letale".

La circostanza fortuita principale è che fuori dalla porta di via Rialto, in quella mattina natalizia, passasse per puro caso un sanitario di professione, il quale, richiamato dalle grida dei bambini terrorizzati, entrò in casa e poté prestare i primi, fondamentali soccorsi a Giorgia, agonizzante sul pavimento in una pozza di sangue. Le tamponò la ferita al collo, che le aveva reciso la carotide, con un asciugamano. Mentre nell’altra stanza i tre bambini – due, sei e otto anni – piangevano abbracciati, mentre il grande cercava di consolare i più piccoli.

Fadl, già gravato da precedenti, rispondeva di tentato omicidio aggravato dal legame affettivo con la vittima, dai futili motivi – tentò di ucciderla "a causa della richiesta di non assumere alcolici e stupefacenti davanti ai figli" – e dalla crudeltà.

"Ma non ricordo nulla – disse lui in aula –. Voglio bene a Giorgia, le avevo anche comprato il regalo di Natale, non le avrei mai fatto male, soprattutto davanti ai miei figli". L’uomo, che ha ammesso di essere stato sotto effetto di cocaina e vodka, non ricorda nulla dell’aggressione.

Ricostruisce il giudice Nart: il trentaduenne "colpì la compagna con dieci fendenti davanti ai figli minori", accanendosi "sul corpo della donna cercando prima di strozzarla con un asciugamano, poi prendendola a pugni, facendola cadere a terra" e infine, dopo averla afferrata per i capelli, colpendola con le forbici e recidendole la carotide. Ricostruzione dovuta proprio alla testimonianza dei due figli maggiori, secondo la consulente incaricata di valutarne la testimonianza "molto lucidi e presenti nonostante lo choc e il grave trauma subito".

Mehdi quel giorno agì in preda a un cocktail di alcol e cocaina che lo rese violento e incontrollabile. Era accusato anche della rapina dell’auto con cui tentò la fuga (invano: si schiantò dopo pochi metri), la cui proprietaria terrorizzò con le forbici e "gli occhi pieni di sangue e i denti fuori, come se stesse ringhiando"; di resistenza a pubblico ufficiale; di lesioni a due poliziotti e un sanitario. Ora, con il suo avvocato Matteo Sanzani valuta l’appello, "una volta studiata a fondo la sentenza".

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