Amato, la Corte: "No riprese in aula". Insorgono i giornalisti

Il presidente della Corte d’Assise di Bologna ha vietato le riprese video al processo del medico accusato di duplice omicidio. Giornalisti criticano la decisione, sottolineando l'importanza dell'informazione pubblica.

Amato, la Corte: "No riprese in aula". Insorgono i giornalisti

Amato, la Corte: "No riprese in aula". Insorgono i giornalisti

Il presidente della Corte d’Assise Pier Luigi Di Bari, che guiderà il processo al medico dell’Ausl accusato di avere avvelenato e ucciso la moglie Isabella Linsalata e la suocera Giulia Tateo, ha vietato le riprese video al processo, che comincerà mercoledì prossimo. Di Bari ha negato infatti l’autorizzazione alla richiesta della Tgr Rai Emilia-Romagna di poter effettuare le riprese televisive, rilevando che "non ricorre un interesse sociale di particolare rilevanza ai sensi dell’articolo 147, comma 2, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale".

Amato, oculista molto noto in città anche per essere stato medico della Virtus basket, è accusato di duplice omicidio premeditato (le due donne sono morte a 22 giorni di distanza, a ottobre 2021), ed è in carcere da quasi un anno.

Per l’Ordine dei giornalisti e l’Associazione stampa Emilia-Romagna, si tratta di una decisione "non accettabile, soprattutto per le motivazioni. Nelle democrazie sono i giornalisti a stabilire l’interesse pubblico e la rilevanza sociale di una notizia, a garanzia della corretta informazione all’opinione pubblica. Una prerogativa che i giornalisti si impegnano a esercitare nel rispetto della deontologia professionale e dei diritti delle persone coinvolte". Inoltre, "il caso del medico Giampaolo Amato – sottolineano il presidente dell’Ordine Silvestro Ramunno e il presidente dell’Aser Paolo Maria Amadasi – è stato al centro delle cronache, ha fatto discutere la città ed è innegabile che un processo su un presunto duplice femminicidio sia di interesse pubblico. Ci rammarichiamo della decisione del presidente della Corte d’Assise di Bologna, un atto ulteriore di limitazione all’attività della stampa e all’informazione ai cittadini. Nell’auspicare un ripensamento, ricordiamo che altri tribunali dell’Emilia-Romagna hanno autorizzato le riprese per processi simili e che tutta l’attività della stampa si è svolta nel rispetto dei diritti delle persone coinvolte".

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