Amato: "Sono innocente". Il grido dell’imputato: "Non avvelenai Isabella. È stata una tragedia"

Il medico ha reso dichiarazioni spontanee: "Ma di certo non si è uccisa. Nel 2019 fui io a dirle di fare degli esami per spiegare i suoi malesseri".

Amato: "Sono innocente". Il grido dell’imputato: "Non avvelenai Isabella. È stata una tragedia"

Il medico ha reso dichiarazioni spontanee: "Ma di certo non si è uccisa. Nel 2019 fui io a dirle di fare degli esami per spiegare i suoi malesseri".

"Sono innocente. Non ho ucciso nessuno, drogato nessuno, non ho rubato farmaci. Rispetto la legge e il giuramento di Ippocrate". Giampaolo Amato, l’oculista di 64 anni accusato di avere ucciso la suocera Giulia Tateo, 87, e la moglie Isabella Linsalata, 62, rispettivamente il 9 e il 31 ottobre 2021 somministrando loro un mix di midazolam (benzodiazepina) e sevoflurano (anestetico ospedaliero) sottratti in uno degli ospedali in cui lavorava, ha reso in aula spontanee dichiarazioni. Assistito dagli avvocati Gianluigi Lebro e Cesarina Mitaritonna, in tuta e sneakers, con la fede appesa all’orologio, con gesti concitati e momenti di commozione anticipa alla Corte la propria verità. "Io sono sempre stato coerente e corretto, non faccio doppi giochi. Non sono perfetto: sono uscito di casa per un periodo, ho rinunciato a tutto. Ma ho sempre detto la verità". Amato replica alle ’accuse’ dei testimoni della Procura (pm Morena Plazzi e Domenico Ambrosino), ossia la cognata Anna Maria Linsalata, sorella di Isabella – e con lo zio parte civile, con gli avvocati Maurizio Merlini e Francesca Stortoni – e le amiche della defunta.

"Non so perché Isabella sia morta, ma sicuramente non si è suicidata. Amava la vita, era religiosa e adorava i nostri figli, di cui siamo orgogliosissimi: ora li vede da lassù. Purtroppo le tragedie accadono. Quel 31 ottobre, quando capii che la situazione era grave, ho volato per raggiungerla. Non sono riuscito ad arrivare prima. Mi sono anche chiesto se avrebbe fatto la differenza, ma da medico penso di no".

Si dice però che volesse cremare la moglie, pur tanto religiosa, e che storcesse il naso all’autopsia. "Appena il maresciallo intervenuto ci spiegò che ritenevano la morte naturale, mio figlio Nicola disse: papà, facciamo l’autopsia per capire se è un problema al cuore? Dissi subito sì. Nel dolore del momento mi tolsi pure il peso di dover eseguire io il trapianto delle sue cornee, che lei avrebbe voluto donare: temevo di non averne la forza". Piange. "Si dice che Isabella fosse convinta che le somministrassi farmaci. Invece proprio per via dei suoi malesseri, che mai ho sottovalutato, a febbraio 2019 le feci fare degli esami del sangue: eseguii io stesso il prelievo. Ecco quanto non si fidava di me, ecco quel che avevo da nascondere", ironizza. Aggiunge la difesa (e conferma la teste Anna Maria Linsalata): gli esami delle urine risultati poi positivi alle benzodiazepine del 18 maggio 2019 furono fatti proprio "dopo che Giampaolo disse a Isabella che nei giorni precedenti non era stata lucida e aveva avuto episodi di narcolessia dopo cena". E la cremazione? "Ne parlammo una volta – così Amato –. Isa disse: sarei disposta a farmi cremare, pur di stare insieme nella tua tomba di famiglia. Ma sono stato d’accordo con Nicola quando ha detto che voleva ’stare al sole’. E comunque sarebbe stata cremata dopo l’autopsia".

Il movente dell’omicidio per l’accusa è duplice: sentimentale, perché Amato aveva una relazione extraconiugale, ed economico. "Ma lui già il 17 novembre 2021 rinunciò all’eredità in favore dei figli, e al diritto di vivere in via Bianconi, che come vedovo gli spettava" attacca la difesa. Che gioca infine con garbo un’ulteriore carta. L’avvocato Lebro alla teste Linsalata: "Il 7 ottobre 2021 ricorda cosa le chiese sua sorella? Il favore di andare a comprare il medicinale Halcion per vostra madre". Lei conferma. Ma cos’è l’Halcion? Il bugiardino aiuta: una benzodiazepina. Stesso principio attivo del midazolam.

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