Anarchici, antagonisti, ecovandali. La galassia del caos che non molla

Dalla fine del Covid e con l’avvento del Governo Meloni la città è tornata teatro di contestazioni quasi quotidiane

Anarchici, antagonisti, ecovandali. La galassia del caos  che non molla

Anarchici, antagonisti, ecovandali. La galassia del caos che non molla

Gli anarchici. Gli antagonisti. Gli ecovandali. Gli studenti. Episodicamente, nel periodo Covid, i No vax. La contestazione bolognese cambia facce e cambia sigle spesso, ma le macro aree in cui si divide il dissenso sono sempre le stesse. Più o meno violente, più o meno dannose. Neppure la forzata pausa pandemica, due anni a singhiozzo di strade vuote e mascherine, ha raffreddato tanto ardore.

Ad aprile 2021 c’era ancora il famigerato ‘divieto di assembramento’ e già gli anarchici vicini all’Xm24 organizzavano le loro serate in via Fioravanti. Poi, caduto anche quell’ultimo limite, con l’incubo del Covid finalmente lasciato alle spalle, la componente antagonista è tornata gradualmente al ‘lavoro’ nelle piazze, per rientrare a pieno regime all’indomani dell’esito delle elezioni politiche, con la nomina a premier di Giorgia Meloni.

Da quel momento, la piazza bolognese non ha avuto più pace: il combinato disposto ‘Governo di destra - fine del Covid’ ha riportato migliaia di anime in piazza. A livello internazionale, mosse dalla contestazione alla guerra in Ucraina prima, in Palestina oggi; sul fronte ‘interni’, dalle battaglie contro le iniziative di Governo e a favore del leader anarchico Alfredo Cospito al 41 bis; in ambito cittadino, dalla lotta alla realizzazione del Passante, dall’emergenza casa e, infine, tema più attuale, dal ‘no’ al progetto di riqualificazione delle scuole Besta.

Tematiche che, in ogni manifestazione di piazza, si fondono e confondono. Come si confondono, nelle migliaia di corpi che attraversano le strade bolognesi, le macro aree di appartenenza. Così capita che gli anarchici si infilino in un corteo degli studenti; il Cua sostenga le ‘campagne di fuoco’ pro Cospito. E insieme tutti animino le lotte contro progetti cittadini ritenuti inutili e sostengano le iniziative delle realtà ambientaliste più estreme, come Extinction rebellion.

Questo attivismo, idealmente condivisibile, spesso trascende però in comportamenti ben lontani da quello che può considerarsi il vivere civile. Solo un esempio: dagli inizi del 2022 le occupazioni sorte in città (escludendo i blitz estemporanei di un paio di giorni) sono state tredici. Una sola, quella di Plat in via Carracci, che ospita un centinaio di persone tra cui tanti bambini, è ancora in essere. A seguito degli sgomberi di quegli immobili presi illegalmente, non sono mancati gli scontri con le forze dell’ordine: in due occasioni, il capo della Digos Antonio Marotta ha dovuto far ricorso alle cure in ospedale; in un’altra circostanza a essere ferito alla testa era stato il dirigente della Pas Vincenzo Frontera. Due nomi, al netto delle decine di poliziotti da un lato, attivisti dall’altro, in questi anni feriti.

Delle ‘cose’ ferite si è invece perso il conto. Non si contano le vetrine e gli sportelli bancomat infranti dagli anarchici; non si contano i muri imbrattati dagli antagonisti e dagli studenti. Resta a memoria futura, la sera di novembre 2022 in cui duecento del Cua, in corteo, autoproclamandosi novelli Robin Hood, decisero di ‘sanzionare’ il Conad di via Indipendenza, sparando contro gli ingressi litri di vernice rosa. E questo, dopo aver appeso un fantoccio con le fattezze della Meloni a testa in giù dal cantiere delle Torri. La premier è la più bersagliata: è stata oggetto di minacce sui muri, le sue foto vengono bruciate - in un’occasione assieme a quella del sindaco Matteo Lepore - in ogni manifestazione. A ogni azione, corrisponde però una reazione. E la giustizia, benché abbia i suoi tempi, prima o poi arriva. Negli anni sono state numerose le misure cautelari emesse a seguito del lavoro di Digos e carabinieri a carico di questi maestri del disordine. E, visto che il vento non è destinato a cambiare, chissà quanto lavoro c’è ancora da fare.

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