Antonio Albanese: "Nel mio film la gente tradita"

Stasera al Modernissimo con ’Cento domeniche’ "Racconto la tragedia di un uomo perbene" .

Antonio Albanese: "Nel mio film la gente tradita"
Antonio Albanese: "Nel mio film la gente tradita"

Antonio Albanese al suo quinto film, interpreta e dirige una storia in cui veste i panni di un ex operaio vittima di un crac bancario e racconta il quieto, angosciante disorientamento delle persone perbene messe di fronte ai paradossi di sistemi sempre più malati. Stasera sarà al Modernissimo alle 20, per presentare il suo ’Cento domeniche’. Seguirà dibattito.

Albanese, lei stasera sarà al cinema Modernissimo per presentare il suo ultimo film "con dibattito". Cosa si aspetta dal confronto?

"È un’occasione per raccontare come nasce un film come questo, che io reputo necessario e che non si improvvisa. Nasce da tanti incontri, da letture e dà la possibilità di far sapere al pubblico che quello che racconto, che è accaduto e sta accadendo, non deve più succedere. È un’occasione per parlare, per stare insieme e per cercare di essere meno soli, pensando che queste ingiustizie non devono più accadere. Se siamo d’accordo, queste ingiustizie non ritornano".

Cosa sta a significare il titolo ’Cento domeniche’?

"Mio padre faceva il muratore e aveva un amico che si era costruito la casa lavorando i sabati e le domeniche, vacanze estive e invernali incluse, con l’aiuto degli altri amici artigiani. Questo amico la casa l’ha proprio chiamata ’Cento domeniche’ e io, bambino, guardavo a lui come a un mito. Il titolo è il riflesso di quello che racconto nel film, di gente che lavora, che suda, che fa fatica ad arrivare a fine mese onestamente e si ritrova tradita non da un sistema ma da una o due persone ingorde, stupide e cattive".

Lei ha scelto di girare a Olginate, il suo paese.

"Avevo bisogno di avere un territorio, una provincia che amo e che ho vissuto, con persone che hanno sostenuto il ’Paese Italia’. Il cinema non parla mai di artigiani, ma ce ne sono circa 9 milioni in Italia, tra metalmeccanici e artigiani e addirittura c’è chi li definisce di serie B, invece è serie A totale. E allora ho davvero pensato che il cinema deve parlare di questa umanità onesta".

È stato invitato col suo film in ambienti particolarmente sensibili a questi argomenti?

"Uno dei momenti più alti della mia carriera è stato quando ho presentato il film a Vicenza, davanti a 1.500 vittime del crac bancario, col vescovo che mi ha abbracciato, il sindaco che è una brava persona, è stato davvero intenso. Ero emozionatissimo, tutti hanno apprezzato l’impegno nel raccontare questa immensa ingiustizia. Ho iniziato il film con l’aiuto di amici giornalisti e poi l’incontro decisivo è avvenuto con una psicologa che ha assistito per 10 anni persone che hanno perso tutto".

Lei è inventore di personaggi mitici che fanno ridere e riflettere, questa volta ha scelto però di non far ridere. Le scorte sono finite?

"In parte è vero, però è anche vero che noi siamo il Paese che ha inventato la commedia dell’arte, l’ironia ce l’abbiamo nel dna. Poi ci sono periodi e circostanze più favorevoli, ma ogni momento ha il suo lato comico, ridicolo, buffo. Io adesso, con questo film, sono tornato alle mie origini, anche se continuo a portare in tour i miei personaggi, ho recitato in una commedia di Milani che uscirà e in questo Paese c’è sempre un angolo dove attingere alla comicità. Ammetto però che ci sono momenti in cui la satira è superata dalla realtà. Comunque sono un’ottimista, ho fiducia nel buon senso e credo che alcune ingiustizie col tempo si modelleranno".

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