Begaj ’lotta’ assieme al collettivo: "Deve stare lì, anche senza bando"

Il capogruppo in Consiglio di Coalizione civica: "Battaglia politica per colpire una realtà straordinaria. Giusto il ricorso del Comune contro la sentenza. Poi servono strumenti innovativi per tutelare Làbas".

"E’ una battaglia politica portata avanti da diverse persone, di destra e non solo, anche per via giudiziaria. Ma Làbas ha tutta la legittimità di essere lì". Detjon Begaj, capogruppo in Comune di Coalizione civica e proveniente proprio dal collettivo con base oggi in Vicolo Bolognetti, dice la sua dopo la sentenza del Tar che ha annullato l’assegnazione degli spazi agli attivisti.

Per lei una sentenza politica?

"Sono anni che si cerca in maniera sistematica di colpire un’esperienza straordinaria come quella di Làbas".

Qui però il piano è duplice. Ok i contenuti, ma il Tar smonta i punteggi dati dal Comune.

"Nessuno mette in discussione i diritti soggettivi. Io parlo di una cornice che c’è da tempo, sulla quale c’è chi sperava finisse tutto con lo sgombero inutile alla Masini. Così non è stato".

Perché inutile? Quella era un’occupazione.

"Uno stabile sgomberato inutilmente rimasto poi vuoto".

Intanto il Comune ha annunciato che farà ricorso.

"I ricorrenti dicono che il Comune deve liberare subito gli spazi e pretendono che non faccia ricorso, nonostante sia un proprio diritto. Una strana idea di giustizia di chi ha già fatto tre ricorsi, perdendo i primi due. Credo comunque che Labàs abbia tutta la legittimità per essere lì. Residenti, le realtà che condividono le altre porzioni dell’ex convento San Leonardo, i genitori della scuola: tutti sono entusiasti dell’esperienza virtuosa che è stata costruita".

Ma se la sentenza verrà eseguita, cosa succederà?

"Io penso che il Comune possa riconoscere anche con strumenti innovativi le esperienze dal basso come ad esempio quella di Làbas, garantendo autonomia e indipendenza".

Per strumenti innovativi lei intende il superamento dei bandi? E perché?

"Ci sono esperienze simili in altre città, come Torino. Il Comune di Bologna è stato anche pioniere di strumenti innovativi e ha tutte le carte in regola per fare scelte coraggiose, salvaguardando percorsi di autogestione che hanno sempre fatto parte dell’anima di Bologna".

Quel bando fu un errore?

"Ognuno ha scelto il percorso che credeva più giusto. Ma non è lo strumento giuridico di per sé che misura il valore da preservare".

L’accusa: Làbas ‘oltre la legge e difesa politicamente dal Comune’. Cosa ne pensa?

"Làbas esiste ed esisterà a prescindere da chi è il sindaco o da chi c’è in consiglio comunale".

Il collettivo ha avuto una reazione molto poco dialogante: ‘Disobbediremo’, il messaggio. Giusto secondo lei?

"La disobbedienza è sempre stata uno strumento straordinario di lotta politica e civile".

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