Belle tavole, piene di ricami e merletti

Le feste vogliono dire anche apparecchiare le tavole con un tovagliato adeguato. Aemilia Ars, manifattura di merletti e ricami nata a Bologna nel 1898, superò la maestria dei pizzi antichi. Un gruppo di artisti e nobili promosse progetti artistici legati al nuovo gusto Liberty. Premi e onorificenze nelle più importanti esposizioni.

Barberini Mengoli

Le feste vogliono dire anche apparecchiare le tavole con un tovagliato adeguato. Le tovaglie di oggi non sono difficili da stirare; più complicate erano quelle di un tempo con i merletti di Aemilia Ars. Nel contesto generale delle arti decorative in Europa alla fine del secolo XIX, la suddetta manifattura di merletti e di ricami, nata a Bologna nel 1898, è quella che per virtuosismo tecnico superò anche la maestria dei pizzi antichi. Aemilia Ars nacque dall’iniziativa di un gruppo di nobili ed artisti, raccolti attorno al conte Francesco Cavazza e ad Alfonso Rubbiani, che vollero riqualificare le arti e, soprattutto, l’artigianato colto per promuovere progetti artistici mirati agli oggetti d’uso quotidiano legati al nuovo gusto imperante in Europa, che da noi si identificava col nome di Liberty. Sotto la guida di Lina Bianconcini Cavazza, moglie del conte, in pochi anni nella nostra città si sviluppò un gruppo di merlettaie che impararono gli antichi punti seguendo i disegni degli artisti Rubbiani, Pasquinelli e Tartarini, vincendo molti premi ed onorificenze nelle più importanti esposizioni nazionali ed internazionali. Da queste superbe mani nacquero corredi importanti che vennero portati in giro con campionari portati da aristocratiche commesse-viaggiatrici. La distribuzione del lavoro avveniva regolarmente nelle campagne. Nel 1903, anno di cessazione di tutte le specialità artigianali quali cuoi, vetri e mobili, si decise di far proseguire, però, quella dei pizzi e dei ricami. I numerosi apprezzamenti ricevuti fecero sì che, nel 1905 a Liegi, i nostri pizzi ottenessero una medaglia d’oro e un premio di mille lire. Si pensò allora di trasformare la Società in Cooperativa di lavoro femminile. Alla sottoscrizione per raccogliere il capitale sociale parteciparono anche i Sovrani, e in particolare la regina Margherita, ma la cifra ottenuta non risultò sufficiente per offrire la necessaria sicurezza imprenditoriale. Ancora oggi la tradizione continua, grazie ad alcune esperte ricamatrici.

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