Besta, ore di caos. Partono i lavori nel parco blindato. Tensioni e scontri

Gli operai, scortati dalla polizia, hanno abbattuto i primi alberi. Il cantiere circondato dagli agenti a contenere i 250 in presidio.

Besta, ore di caos. Partono i lavori nel parco blindato. Tensioni e scontri

Gli operai, scortati dalla polizia, hanno abbattuto i primi alberi. Il cantiere circondato dagli agenti a contenere i 250 in presidio.

Il primo albero del parco Don Bosco è stato abbattuto alle 12,53. La protesta che da mesi accompagna il progetto per la riqualificazione delle scuole Besta, tra reclami in tribunale e anarchici in presidio nelle casette sugli alberi, non è bastata a fermare le motoseghe del Comune. Ma prima che questo accadesse, la tensione tra attivisti e forze dell’ordine (un centinaio gli operatori) è montata fino a degenerare in scontri, con i manifestanti che hanno tentato di respingere poliziotti e carabinieri utilizzando le stesse recinzioni mobili montate per cinturare il cantiere. La risposta sono state più cariche, tese a spingere indietro il presidio, con alla testa anarchici e collettivi. Se da un lato, infatti, i cittadini del comitato hanno portato avanti una resistenza passiva, dall’altro i ‘soliti noti’ hanno alzato il livello dello scontro, facendo degenerare una protesta basata su ragioni condivisibili in disordini e violenza.

Erano le 7 quando al parco alle spalle della Regione è arrivata la forza pubblica: lo scopo era mettere in sicurezza il cantiere per permettere l’avvio dei lavori. Ossia, l’abbattimento dei primi sei alberi dei trenta che verranno sacrificati in nome del restilyng da 18 milioni di euro del plesso scolastico. All’arrivo di polizia e carabinieri, con i reparti in assetto antisommossa, la Digos e il Nucleo informativo, c’erano già una ventina di attivisti, comprese alcune ‘vedette’ sparse in più punti, che sono stati raggiunti nel giro di un’oretta da un numero consistente di sodali. Alle 10, nel parco si erano radunate circa 250 persone, tra residenti, ambientalisti e antagonisti. Che hanno prima innalzato delle barricate con vecchie sedie e pezzi di legno nei vialetti di accesso del Don Bosco; e che hanno poi tentato di impedire che il cantiere venisse allestito. Proprio nelle fasi in cui si stavano posizionando i ‘moduli’ a comporre la recinzione, dopo una trattativa tra Digos e comitato, che aveva annunciato l’intenzione di attuare una resistenza passiva, le frange anarco-ambientaliste - quasi tutti avevano il volto coperto - sono partite all’attacco, con pietre e bastoni, spingendo le reti contro i poliziotti che hanno risposto con scudi e manganelli. Più momenti di tensione, che hanno causato diversi contusi tra i manifestanti e sedici poliziotti feriti.

Al termine del respingimento, però, il cantiere era stato tirato su. All’interno, erano riusciti a infilarsi tre manifestanti: uno si era arrampicato su una pianta; uno su una ruspa; la terza si era seduta sotto un albero nel prato. E sono rimasti così per un paio d’ore. Finché non è venuto il momento di far partire i lavori: gli attivisti sono stati spostati di peso in un altro punto del parco dalla polizia e le motoseghe sono state azionate. A quel punto, dalle case sugli alberi gli anarchici (che avevano minacciato di lanciare pipì sui presenti) e i manifestanti rimasti al di là delle cancellate hanno iniziato a urlare: "Assassini!" e "Lepore boia!". In queste fasi concitate, un altro gruppo di attivisti ha tentato di entrare nel cantiere dal lato delle scuole: la maggior parte sono stati respinti, un ragazzo è riuscito a entrare ed è stato bloccato da polizia e carabinieri. In una decina sono stati identificati e adesso rischiano una denuncia per resistenza e violenza privata. Non è escluso possa anche configurarsi per loro il reato di interruzione di pubblico servizio, mentre il lavoro della polizia adesso è teso a individuare anche i protagonisti degli scontri al di là delle ‘barricate’. Alla fine, malgrado le proteste, sei alberi sono stati abbattuti. Erano circa le 14, quando, concluso il lavoro degli operai, la polizia ha deciso di sciogliere le file e andare via dal parco, tra gli applausi sarcastici dei 250 in presidio. Che, appena le forze dell’ordine si sono allontanate, hanno di nuovo tirato giù le cancellate. E hanno improvvisato una festa con musica a tutto volume fino a tarda sera. A monito di una resistenza che si annuncia già dura a morire.

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