Bologna com’era: gli ordini del cardinale e le immagini sacre

L'Arcivescovo di Bologna vieta l'utilizzo di immagini sacre sui muri esterni delle case senza autorizzazione scritta, per contrastare l'usanza di utilizzarli come orinatoi. Le croci esistenti devono essere cancellate entro un mese.

Bologna com’era: gli ordini del cardinale e le immagini sacre
Bologna com’era: gli ordini del cardinale e le immagini sacre

Il 30 giugno 1827, l’Arcivescovo di Bologna Carlo Oppizzoni (foto) firmò una nuova notificazione a proposito della consuetudine di utilizzare immagini sacre per impedire che i muri esterni delle case fossero utilizzati come orinatoi: l’usanza continuava in barba ai divieti. Sta di fatto che il cardinale Oppizzoni ordinò che nessuno "potrà d’ora innanzi dipingere sui muri esterni delle case o in altri luoghi pubblici alcuna Sacra Immagine, senza aver prima ottenuta in iscritto la concessione". Analogo permesso bisognava chiedere prima di restaurare le immagini esistenti. "Rispetto poi alle Croci che si trovano dipinte nei muri delle case non per muovere le genti a divozione, ma per impedire che insozzino i detti muri…comandiamo che entro un mese siano tutte cancellate e che non vi sia in avvenire chi ardisca di farne dipingere delle nuove". (segue)

Marco Poli

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