Chiara Rapaccini: "Questa volta parlo io"

Gli anni con Monicelli, l’artista e scrittrice presenta il libro ’Mio amato Belzebù’ a San Giovanni in Persiceto e al Modernissimo

Chiara Rapaccini: "Questa volta parlo io"
Chiara Rapaccini: "Questa volta parlo io"

Ci sono quegli aneddoti che fanno impazzire i cinefili. Ma soprattutto, davanti a quelle scene "figlie" – rubate alla vita privata di mostri sacri, da Marcello Mastroianni a Catherine Deneuve, da Alberto Sordi a Shelly Winters fino a Woody Allen, Mia Farrow e Diane Keaton – c’è sempre lei, Chiara Rapaccini, artista e scrittrice, per 35 anni compagna di vita di Mario Monicelli. Tutto quel vissuto, da quando conobbe il regista nel 1975, a soli 19 anni sul set di Amici miei, lo racconta nel libro Mio amato Belzebù. L’amara dolce vita con Monicelli e compagnia (Giunti). Qui c’è tutto il suo "non essere stata spesso all’altezza" di un mondo così importante e adulto, ma anche il suo essere stata sempre fedele a se stessa. Tanto da far emergere il vero tormentone del libro, che non è Monicelli-Belzebù ma quel: "che cosa ci faccio qui?". L’autrice presenterà il libro oggi alle 17,30 al teatro Comunale di San Giovanni in Persiceto e il 14 febbraio alle 17,30 al Modernissimo.

Signora Rapaccini, è stato difficile scrivere questa privatissima storia?

"È stato molto difficile anche se non è la primissima volta che parlo della mia vita con Mario, la vita sui set. È chiaro che di testimoni di quel periodo non ce ne sono mille, molti dei protagonisti sono morti, io ero tanto più giovane e posso raccontare. Questa volta ho però voluto scrivere da un punto di vista unicamente mio. Di una giovanissima donna che a 19 anni lascia la provincia, Firenze, la famiglia, i suoi amici, interessi, per essere catapultata in un mondo meraviglioso ma anche terribile".

Come fu l’incontro con Monicelli?

"A Firenze il cinema si faceva di rado e invece arriva il set Amici Miei, sono presa come ultima comparsa e conosco Monicelli. Scatta una simpatia con questo vecchio regista di 60 anni e una sera lui telefona alla mia famiglia, chiedendo il permesso di portarmi a cena fuori – che stupidaggine – ma io non voglio andare perché sento che la cosa è pericolosa, sono attratta da questo signore. I miei insistono che io vada e quindi vado… poi non mi hanno più vista in vita loro, perché, anche se non successe nulla, Mario mi fece discorsi importantissimi. Tanto che dopo un lungo discorso su Eva, la mela, il paradiso, gli chiesi: ma è lei il diavolo? Lui rispose di sì. Ero dannata per sempre".

Lei racconta di Nanni Moretti… un po’ di fortuna la deve a lei?

"Eravamo tutti un po’ sfigati a quel tempo. Lui voleva fare cinema, io no, ma ero segretaria della mitica Cooperativa 15 maggio a Roma, i soci erano Scola, Monicelli, Age, Scarpelli, Rosi, Benvenuti, De Bernardi, Suso, Comencini, Rosi, Magni e tanti altri e questo ragazzo sognava di poter parlare con loro e veniva a suonare spesso come tanti altri. Ebbi subito simpatia per questo strampalato Moretti e siccome avevo desiderio di vendetta verso Mario e i suoi amici che erano come dei genitori ed erano sempre bravi e famosi, gli detti tutti i numeri privati di ciascuno. A forza di chiamarli riuscì a far vedere loro i suoi geniali super otto, diventammo anche un po’ amici e un giorno a pranzo mi regalò dei fogli stropicciati con un racconto che si intitolava Ecce Bombo".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro