Christiane Vadnais: "La magia della natura"

La scrittrice del Québec domani alla Coop Zanichelli con ‘Faune’ "La letteratura come un laboratorio: scrivo per dare speranza ai lettori".

Christiane Vadnais: "La magia della natura"

Christiane Vadnais: "La magia della natura"

Christiane Vadnais, scrittrice nativa del Québec, è tra le voci contemporanee più interessanti della climate fiction, quel filone della fantascienza che affronta la questione dei cambiamenti climatici attraverso la distopia e la fantascienza apocalittica. Un po’ come succedeva negli anni Cinquanta con la letteratura post atomica. Però nel suo primo romanzo di racconti tra loro linkati Faune (Codice Edizioni) la distopia è forse più realismo magico (i personaggi mutanti si immaginano bellissimi) e domanda all’essere umano un nuovo dialogo con la natura, dopo che l’ha piegata secondo i suoi voleri. Vadnais, 37 anni, sarà domani alle 18 alla Coop Zanichelli.

Vadnais, perché ha scelto brevi storie per comporre il libro?

"Mi piacciono le short stories, trovo che lascino una certa apertura, come qualcosa che non è ancora finito e molto spazio al lettore. Scegliendo questa struttura che amo ho potuto dare più spazio a vari protagonisti umani e animali, e anche al paesaggio. Li vedo piuttosto come capitoli, come se puntassi una videocamera e decidessi quanto allargare la scena".

In effetti a ogni storia-capitolo è dato un titolo in latino come ‘Diluvium’, ’Creaturae’, ’Vivarium’ e ’Faune’, come se si stesse operando una classificazione: calzante, visto che la protagonista che collega tutto è Laura, una biologa.

"Scegliendo i titoli in latino volevo dare un po’ di stranezza, un senso un po’ sognante, ma volevo anche parlare di come classifichiamo il mondo. Laura è una biologa che cerca di capire i cambiamenti, tante cose spesso sono chiuse in scatole che qui finiscono col fondersi insieme. Gli animali diventano sempre più intelligenti, gli umani sempre più animali, le frontiere sono cancellate, anche nel linguaggio".

Nel suo libro il mondo diventa un grande laboratorio.

"Interessante questo punto di vista, la letteratura per me è un laboratorio per pensare al futuro e a volte il mio libro è stato identificato come fantascienza, distopia, anche se io non mi sento di scrivere pensando a questi generi. Ma quello che mi piace, però, è che danno la possibilità di vedere come le cose potrebbero andare, c’è un bel legame tra scienza e letteratura e quest’ultima può aiutarci a cambiare atteggiamento verso la natura. Non ho scritto Faune per far cambiare idea ai lettori, ma per dar loro speranza. Vorrei che sentissero la natura nei loro corpi, come i protagonisti che si trovano ad affrontare tempeste, alluvioni, parassiti e li incorporano in una poetica connessione con la natura. Bisogna recuperare la sua potenza magica".

Lei ha 37 anni e come tanti suoi coetanei sta vivendo nel fiore della vita il climate changing. Crede di sentirlo più di altre generazioni il problema?

"Da due anni la temperatura è salita a Quebec City e le piste di pattinaggio, per fare un esempio, non possono più stare aperte tutto l’inverno. I miei coetanei sono consapevoli di questo cambiamento e cercano nuovi modelli esistenziali. Ho scritto il libro durante la pandemia, che è stato uno scorcio di quel tipo di distopia che invece potrebbe accadere sempre di più in futuro, se non agiamo ora".

Benedetta Cucci

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