Cittadinanza a Navalny, l’idea di Casini. Lepore: "Non prevista dal regolamento"

Ma il sindaco assicura: "Lo ricorderemo comunque". Ok alla delibera pro Assange: è cittadino bolognese

Cittadinanza a Navalny, l’idea di Casini. Lepore: "Non prevista dal regolamento"

Cittadinanza a Navalny, l’idea di Casini. Lepore: "Non prevista dal regolamento"

"Bologna deve onorare Alexei Navalny". La richiesta per l’oppositore di Vladimir Putin morto in carcere arriva da Pier Ferdinando Casini che, via social, poche ore prima della manifestazione a Roma in sua memoria, scrive: "Come senatore di Bologna, medaglia d’oro della Resistenza e città tradizionalmente solidale con chi lotta per la libertà e contro ogni dittatura, propongo al sindaco Matteo Lepore di avviare ogni procedura per conferire a Navalny la cittadinanza onoraria alla memoria della nostra città". Proposta che viene rilanciata anche dall’ex sindaco Virginio Merola, parlamentare del Pd, che su Facebook condivide il post di Casini e aggiunge di sostenere la proposta.

Pronta la risposta di Lepore che, in Consiglio comunale, fa sapere che "in termini di regolamento il Comune non potrà concedere la cittadinanza onoraria alla memoria di Navalny, come proposto da Casini. Il nostro regolamento – continua il sindaco – non prevede la cittadinanza onoraria per persone che abbiamo già perso la vita, quindi questa è una proposta che non potrò formalizzare, ma credo che anche in questo caso la nostra città debba prendere posizione". Insomma, per Lepore, "Bologna dovrà ricordare la sua storia come una delle più grandi violazioni in epoca contemporanea dei diritti umani e della vita umana. La morte in carcere di Navalny richiama una delle pagine più buie della storia contemporanea e anche noi, come ha fatto il presidente della Repubblica, esprimiamo cordoglio e vicinanza alla famiglia".

Sarà, invece, cittadino onorario di Bologna (lo è già di Roma, Napoli, Modena, Ferrara, Reggio Emilia e altre città, ndr), il giornalista Julian Assange. Il consenso al provvedimento è stato bipartisan: la delibera e la sua immediata esecutività sono state, infatti, approvate con 32 voti favorevoli e un non votante.

Nel documento vengono ricordate le oltre 2mila firme raccolte sotto le Due torri dal Gruppo Assange Bologna e da Free Assange per chiedere il conferimento della cittadinanza al fondatore di Wikileaks (che rivelò documenti Usa secretati, ndr), oggi detenuto in Gran Bretagna, che rischia l’estradizione negli Usa (oggi e domani l’udienza) e una condanna a 175 anni di carcere. L’aula di Palazzo D’Accursio "ha sempre mostrato vicinanza alle persone incarcerate, se giustamente o ingiustamente spetta agli ordinamenti giudiziari democratici stabilirlo. La nostra città – dice Lepore – si è sempre battuta per i diritti umani e la libertà di stampa".

Festeggia Detjon Begaj di Coalizione Civica, primo firmatario della delibera: "Dare la cittadinanza ad Assange è dare cittadinanza alla libertà di stampa, al diritto di informazione e alla verità. Nell’epoca delle fake news, il diritto ad un’informazione libera e indipendente, il diritto a conoscere documenti e fatti rilevanti per la difesa della democrazia, come i crimini di guerra, è fondamentale. Vogliamo che Assange non sia estradato negli Usa, vogliamo che nessun giornalista si senta minacciato da questa persecuzione giudiziaria". Sulla stessa linea la segretaria provinciale del Pd, Federica Mazzoni: "La vicenda di Assange dimostra che fare bene il proprio lavoro di giornalista raccontando fatti e verità, può essere oggi pericoloso, a scapito della libertà di espressione, della libertà stessa e della vita".

ros. carb.

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