Conferenza sulla giustizia riparativa Tra gli esperti Manes e Mazzacuva

Sono stati nominati dai ministri Nordio e Bernini nell’organo che monitorerà il nuovo strumento penale

Conferenza sulla giustizia riparativa  Tra gli esperti Manes e Mazzacuva
Conferenza sulla giustizia riparativa Tra gli esperti Manes e Mazzacuva

di Nicoletta Tempera

Due luminari del diritto penale bolognese tra i sei esperti che comporranno la Conferenza nazionale per la giustizia riparativa. Sono i professori ordinari di Diritto penale dell’Alma Mater, Vittorio Manes e Nicola Mazzacuva, che sono stati nominati dai ministri della Giustizia Carlo Nordio e dell’Università Annamaria Bernini, con funzioni di consulenza tecnico-scientifica per monitorare e relazionare sull’applicazione di questo nuovo strumento della giustizia penale, "una scommessa", come la definisce il professor Manes, che è già stato componente della commissione Lattanzi, consulente della riforma Cartabia e recentemente è stato scelto dal Guardasigilli tra i componenti del monitoraggio della riforma della giustizia.

"È una grande sfida culturale – spiega Manes – perché rompe con l’ossessione del carcere come unica risposta e parte dal presupposto che possano esserci percorsi dove si incoraggia la mediazione, ogni possibile attività riparativa, ovviamente con il consenso delle parti, tra vittima e autore del reato, per stemperare, se non proprio superare, il conflitto". Uno strumento che per la prima volta viene istituzionalizzato in Italia e che fa da contraltare all’idea di una pretesa esclusivamente punitiva della giustizia. "Ovviamente – dice ancora il professor Manes – questo approccio ha sostenitori e detrattori: credo che possa rappresentare una grande innovazione, vediamo se produrrà buoni risultati".

Per monitorare questo ‘debutto’, cogliere gli aspetti da migliorare e relazionare ogni anno sugli effetti concreti che ne scaturiranno, con il decreto legge 150 è stata quindi istituita la ‘Conferenza nazionale per la giustizia riparativa’, composta dai sei docenti e giuristi individuati tra personalità di riconosciuta competenza ed esperienza nell’ambito della giustizia riparativa, che ricopriranno il ruolo con durata biennale (rinnovabile per altri due anni), riunendosi alla presenza del ministro della Giustizia o di un suo delegato, per fare il punto della situazione, assieme a rappresentanti delle amministrazioni locali.

In concreto, come spiega il professor Mazzacuva, presidente tra l’altro delle Camere Penali di Bologna (di cui anche il professor Manes è membro), "attraverso incontri tra l’autore del reato e la vittima, alla presenza di un mediatore terzo, si cercherà di arrivare a una riparazione del danno, che mitighi la consequenziale applicazione della pena. Ovviamente, parliamo di reati non particolare gravità. Nel paese di Beccaria – dice ancora Mazzacuva – è necessaria una visione alternativa a quella oltranzista del carcere, che deve essere l’extrema ratio. Una visione che invece negli ultimi anni è stata preponderante, orientando i legislatori in chiave punitiva. Con conseguenze tangibili, come il sovraffollamento delle carceri".

Attraverso i percorsi di giustizia riparativa, che verranno valutati dal giudice nel corpo del procedimento penale, ci si pone quindi l’obiettivo di ‘alleggerire’ l’esito dei processi e delle misure da applicare, caso per caso.

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