Frana di Ripoli, Autostrade condannata

Il giudice ha stabilito un risarcimento di un milione e mezzo per i danni alle abitazioni dovuti agli scavi per la Variante di valico

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Dino Ricci portavoce del comitato di cittadini che ha fatto causa ad Autostrade

Autostrade per l’Italia è stata condannata in primo grado a risarcire un milione e mezzo di euro a 12 ricorrenti di sei proprietà di Ripoli, piccola frazione di San Benedetto Val di Sambro. La sentenza arriva dopo una battaglia legale iniziata nel 2016 per i danni alle abitazioni causati dagli scavi per realizzare la Variante di valico dell’autostrada A1 tra Bologna e Firenze. Il giudice Pietro Iovino, oltre al riconoscimento dei danni, ha tenuto in considerazione la perdita di valore commerciale delle abitazioni pari al 49 per cento. Autostrade, attraverso i suoi legali, valuterà, se fare o meno ricorso.

L’odissea degli abitanti di Ripoli iniziò nel 2011: il paese, che già poggiava su una frana quiescente da due milioni di metri cubi di argilla, iniziò a scivolare a valle con il passaggio dei lavori della Variante di valico. A seguito dell’esposto dei residenti per le crepe negli edifici dovute agli smottamenti del terreno, la procura di Bologna decise di aprire un’indagine per disastro colposo, che venne archiviata dopo sei anni. Invece, con la sentenza di ieri, la causa civile, ha avuto un esito diverso: il giudice ha ravvisato l’imprudenza di Autostrade per aver previsto il tracciato delle gallerie all’interno di un’area caratterizzata dalla presenza di frane in stato quiescente.

Dino Ricci, marito di una ricorrente e portavoce del gruppo di cittadini, è soddisfatto per la sentenza, ma resta preoccupato: "Le 14 coloninne che monitorano della frana sono state disattivate a dicembre. L’ho segnalato. Qui si parla di un movimento di un centimetro e mezzo all’anno. I danni alla nostra casa? Feci fare una perizia a uno studio importante di Bologna, che quantificò in 300mila euro per un immobile e altrettanti su un altro i soldi necessari solo per la messa in sicurezza". E poi ricorda l’indagine penale: "Venne archiviata perché non fu trovato il soggetto responsabile - prosegue Ricci -. Una decisione che non ho mia capito, perché bastava guardare chi si prese la responsabilità di quei lavori. Ci sono progetti e documenti". Il pensiero torna sempre alla frana: "E’ attiva e resta una spada di Damocle sulle nostre vite - conclude Ricci -. Infatti l’Ispra, ha classificato il nostro territorio come zona rossa per venti anni".

Matteo Radogna

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