Francesca Chillemi:: "Così inizia la violenza"

Il debutto dell’attrice a teatro con lo spettacolo ’Il giocattolaio’ al Celebrazioni. "Sul palco i ruoli si confondono e si invertono".

Francesca Chillemi:: "Così inizia la violenza"

Francesca Chillemi:: "Così inizia la violenza"

È un thriller psicologico, che tiene con il fiato sospeso. Uno spettacolo che fa riflettere sulle fragilità dell’animo umano e sulla violenza di genere. ‘Il giocattolaio’ segna l’impegnativo debutto di Francesca Chillemi a teatro. Eletta miss Italia nel 2003, attrice televisiva e cinematografica, per il suo esordio interpreta Maude, una giovane psichiatra che indaga sulle violenze e che sarà vittima dello stesso aggressore, nella versione teatrale italiana di ‘Toyer’, romanzo fortunato di Gardner McKay. Accanto a lei, nel ruolo di Peter, l’attore Kabir Tavani. Si tratta del racconto di un serial killer soprannominato ’Il giocattolaio’, che prende di mira le donne, pur decidendo di non ucciderle. Le seduce e le lobotomizza con molta destrezza, abbandonandole a un destino atroce: le rende bambole viventi, immobilizzate su una sedia a rotelle e disponibili ad ogni suo desiderio. Con la regia di Enrico Zaccheo, lo spettacolo stasera e domani alle 21 va in scena al Teatro Celebrazioni.

Chillemi, per la prima volta a teatro con ’Il giocattolaio’. Cosa l’ha colpita del testo?

"È uno spettacolo in cui i ruoli si confondono, fino a rendere il carnefice vittima e viceversa. Mi portato a domandarmi quali siano le fasi che accompagnano la violenza. La manipolazione lavora in un terreno sporco e la mancanza di limpidezza ti fa compiere, a volte, delle scivolate a favore del manipolatore. Il testo indaga la capacità umana di plagiare l’altro e l’attitudine dell’uomo a mentire e a ’torcersi’ psicologicamente quando è mosso da forti emozioni, soprattutto quelle più inconfessabili". Anche Maude, la psichiatra che interpreta, cade nella rete del giocattolaio…

"Quello che prova il mio personaggio è uno stato di confusione. La conoscenza della mente umana che per la sua professione non le impedisce purtroppo di cascare nella trappola di un uomo subdolo e manipolatore".

Con che spirito affronta questi temi?

"Con la speranza che, prima o poi, tutto questo finisca e con il desiderio di sensibilizzare le persone. Aiutare a capire tutto quello che possa esserci dietro la violenza e riconoscerne i segni. Possono sembrare scenari distanti da noi, in realtà, purtroppo, può capitare a chiunque".

Qual è la sua Bologna?

"Quella dell’ispettore Coliandro, la serie che ho girato in città con i Manetti Bros. Bologna mi ha divertita molto, così piena di vita, sono contenta di tornarci".

Amalia Apicella

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