Francesco Addarii, il medico silenzioso che salvò 417 ebrei dai campi di sterminio

Il luminare dell’oncologia e il figlio Felice, cardiologo, l’8 novembre ’43 nascosero al Sant’Orsola i ricercati durante il rastrellamento del ghetto. Il nipote: "Bologna vuole intitolargli una via o una piazza, sarebbe speciale".

L’avvocato Fabio Massimo Addarii

L’avvocato Fabio Massimo Addarii

Bologna, 7 novembre 2023 – Molti ricorderanno il film Schindler’s list, la storia dell’industriale tedesco che, mettendo a rischio la propria vita, salva migliaia di ebrei. A Bologna, sebbene con le dovute proporzioni, c’è stata una storia analoga, l’8 novembre 1943. A salvare 417 ebrei dai rastrellamenti fu Francesco Addarii, luminare della medicina, che riuscì – con la sua determinazione – a evitare il campo di sterminio a centinaia di persone. Il nipote, Fabio Massimo Addarii, avvocato cassazionista che oggi ha 79 anni, ha già fatto richiesta al Comune, assieme al fratello Francesco, cardiologo, affinché venga intitolata al nonno una strada o una piazza.

Avvocato Addarii, che ricordo ha di suo nonno?

"Per me fu un padre, visto che il mio morì poco più di un mese dopo la mia nascita. Ma non mi raccontò mai quello che successe nel lontano 8 novembre 1943. Ho ricostruito tutta la storia grazie ai racconti di diversi membri della comunità ebraica di Bologna: ’Se non ci fosse stato tuo nonno, oggi non sarei qui’, mi hanno detto in diversi".

Perché suo nonno non gli raccontò le sue imprese?

"In casa non ne ha mai parlato. Il nonno curava di nascosto partigiani ed ebrei, ma da buon cattolico si spendeva per gli altri senza vantarsene".

Che cosa ha ricostruito di quell’8 novembre?

"Quel giorno a Bologna ci fu lo stesso rastrellamento del Ghetto di Roma. Nella Capitale portarono via 1.200 ebrei. Nella nostra città appena 13. Gli altri 417 scamparono ai campi di sterminio con l’aiuto di mio nonno".

Come salvò gli ebrei?

"Un alto esponente della Comunità ebraica in città, che allora era un bambino, ricorda che i fascisti andarono in via Zamboni, dove abitava, ma non trovarono nessuno. Mio nonno, che era medico provinciale, cioè responsabile di tutta la sanità di Bologna dal 1936, quando sapeva di una possibile retata di ebrei al Sant’Orsola, aiutava mio padre Felice, cardiologo all’ospedale, a nasconderli nei sotterranei dell’ospedale".

Insomma, una famiglia di eroi (e di medici).

"Beh sì. Mio nonno ebbe due medaglie d’oro al merito della Sanità pubblica e creò il primo consultorio oncologico d’Italia nel secondo Dopoguerra. Mio padre, a cui è stato poi intitolato l’Istituto dei Tumori del Sant’Orsola, nonostante sia morto a soli 33 anni, è considerato il creatore della cardiologia moderna. Morì giovanissimo per una broncopolmonite. Si trascurò, curando ebrei e partigiani nascosti".

Per ricordare suo nonno ha chiesto al Comune l’intitolazione di una strada o una piazza. Che cosa le hanno risposto?

"Abbiamo raccolto alcune centinaia di firme. Mio nonno, abruzzese di origine, ha fatto tanto per Bologna. L’amministrazione mi ha già comunicato ufficialmente che ha accettato la richiesta: aspettiamo di sapere quale sarà la via o la piazza. Per la nostra famiglia sarebbe molto importante".

La storia dell’industriale tedesco Schindler è stato raccontato da Spielberg. Anche quella di suo nonno andrebbe approfondita...

"Credo sia necessario. Doveva anche essere piantato un ulivo per lui nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme, dedicato a chi, durante l’Olocausto, aiutò gli ebrei perseguitati dai nazisti. Ma con quello che sta succedendo laggiù si è fermato tutto...".

A questo proposito che cosa ne pensa delle polemiche sull’appello pro Gaza firmato da diversi prof universitari?

"Una petizione senza riferimenti espliciti di condanna ad Hamas andava assolutamente evitata".

L’idea di una marcia della pace che unisca la Chiesa cattolica, la comunità ebraica e quella islamica la condivide?

"Va benissimo. Spero solo che non ci siano attacchi a Israele come successo in alcuni cortei".

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