I dati dei Centri rifugio: "Mille donne soccorse"

Il 94% delle violenze avviene tra le mura domestiche. Denunce in crescita

La violenza di genere si insinua tra le mura domestiche, e da lì fa fatica a uscirne. Il bilancio dell’Accordo metropolitano per l’accoglienza e l’ospitalità delle donne vittime di violenza mostra che nei Centri Antiviolenza del territorio, soltanto nel 2022, sono state accolte 1.121 donne. Il 94% di loro ha subito abusi per mano di chi diceva di amarle, persona conosciute, come partner (56%), ex compagni (23%), familiari (10%) o amici (5%). "Questo dato testimonia che il fenomeno è domestico – sottolinea Simona Lembi, responsabile del Piano per l’uguaglianza della Città metropolitana –. Sono in aumento le denunce e questo vuol dire che le donne qui non stanno zitte e c’è un sistema che risponde". Tutte le donne possono essere trascinate nel vortice della ferocia, che si presenta sotto diverse forme, da quella psicologica (al 41%) a quella fisica (28%). Nell’ombra della dipendenza dal proprio aguzzino, c’è la violenza economica, spesso sottovalutata. "La violenza economica è quella poco affrontata, sulla quale c’è ancora un forte tabù – afferma Loretta Michelini, presidente di MondoDonna –. Nel primo accesso, le donne non parlano di abuso economico, ma è un dato trasversale a tutte le violenze. E su questo stiamo dedicando un impegno particolare".

Se dentro casa le donne non si sentono protette, nemmeno nel mondo esterno possono trovare uno spazio sicuro. Gli stupri e le violenze quotidiane tra le strade cittadine ne sono la prova. Gli abusi nello spazio pubblico sono un fenomeno "odioso per chi subisce violenza e perché rende la città insicura – commenta la vicesindaca Emily Clancy –. Stiamo lavorando con le forze dell’ordine per avere i reati geolocalizzati in città. Quest’anno abbiamo istituito all’interno del Tavolo interistituzionale sul contrasto alla violenza nelle relazioni di intimità un sottogruppo che lavora sulla violenza nello spazio pubblico e stiamo raccogliendo i dati. Diffonderemo un questionario sulla percezione della sicurezza in alcuni luoghi o in uno spazio itinerante, come nei mezzi di trasporto. E questo vogliamo tracciarlo per costruire una risposta".

Ma sono ancora tante le donne che abbandonano il percorso nei centri rifugio. I motivi "sono diversi – evidenzia Fabrizia Paltrinieri, dirigente della Città metropolitana –: la mancanza di un lavoro e di una casa, ad esempio, oppure la percezione di un mancato rispetto delle aspettative di protezione immediata, o ancora la mancata consapevolezza del percorso di ospitalità o la difficoltà di accettare le regole delle strutture". A indirizzare le vittime verso gli sportelli di aiuto e di rifugio sono i servizi del territorio, quali forze dell’ordine o assistenti sociali, che mettono in relazione le donne con lo strumento di tutela che, in sei anni di lavoro, ha dato riparo e assistenza a 8.569 vittime. In totale, sono sei i Centri che aiutano e accompagnano le donne verso la strada della libertà, ma "c’è ancora molto da fare – conclude Giulia Nanni, di Casa delle Donne –, soprattutto per diffondere la conoscenza dei Centri, ancora limitata".

Mariateresa Mastromarino

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