I ’Fiocchi rossi’ di Barducci: "La mia Cina oltre gli stereotipi"

Al Modo Infoshop la presentazione del volume della bolognese, con aneddoti dei dieci anni trascorsi nella Terra del Dragone

I ’Fiocchi rossi’ di Barducci: "La mia Cina oltre gli stereotipi"

Ginevra Barducci, bolognese classe ’93, ideatrice del podcast ’Nihao’

Un viaggio dentro la Cina, al di là degli stereotipi da chi il Paese lo conosce bene. Fiocchi rossi, cronache di vita cinese è il primo volume dell’autrice e sinologa Ginevra Barducci, bolognese classe ’93 che dopo aver dedicato i suoi studi alla Cina e dopo averci vissuto per dieci anni, ha ideato e scritto nel 2021 il podcast Nihao, condotto assieme al comico Ubaldo Pantani. Il format, che mirava ad abbattere con l’ironia gli stereotipi sul paese asiatico, è stato proposto dal vivo al Salone Internazionale del Libro di Torino 2022 e ai Podcast Awards. Quest’anno ha poi scritto il suo primo romanzo, della collana Malila di Augh! Edizioni: una raccolta di esperienze, interazioni e introspezioni che ha vissuto nel corso della sua permanenza là. Oggi l’autrice sarà alla libreria Modo Infoshop alle 18.30 per presentarlo con lo storico Valerio Romelli e la giornalista Luciana Apicella, con la partecipazione della pittrice Xia Shafei.

Qual è la cosa che spera di trasmettere al lettore, sia a chi della Cina non sa nulla, sia a chi è più esperto in materia?

"Voglio trasmettere il fatto che c’è molto di più di ciò che si sa, anche per chi crede di sapere già tutto. Finché non si vive là, in maniera autentica, immergendosi nella loro cultura millenaria, non si capirà mai fino in fondo quanto ha da offrire. Vorrei proporre un’altra visione della Cina, che non sia legata solo all’economia, all’inquinamento, o a tutti quegli stereotipi di cui spesso sento parlare".

I treni che passano da città cinesi di seconda e terza fascia, popolati da agricoltori e contadini che si spostano per lavoro, rappresentano uno scenario antitetico a quello di Shanghai, dove treni come il Maglev viaggiano toccando i 400 chilometri orari: questo è solo uno degli scenari di disparità che racconta nel libro, l’ha notata molto questa differenza?

"Si l’ho percepita parecchio, ma a differenza di ciò che si potrebbe pensare non ‘stona’: i cinesi sono tradizionalisti ma con uno spirito pratico e flessibile. C’è spazio per l’anarchia e per l’avanguardia e convivono sinergicamente. La sensazione che ho avuto è che riescano a tenere insieme tutto senza contrasto. In ogni caso stanno lavorando per colmare questo dislivello, adesso non c’è bisogno di andare a Shanghai per vedere esempi di tecnologia avanzatissima, anche la campagna o altre città minori sono a un livello avanguardistico ben superiore al nostro sotto questo punto di vista".

Nel corso di tutto il romanzo fa continui riferimenti anche alla nostra città: un libro sulla Cina, dove però anche la sua bolognesità viene rappresentata al meglio.

"Da buona bolognese che si rispetti ho un amore infinito per questa città, e lo porto sempre con me. Sono contenta di essere riuscita in questo connubio, ho raccontato della mia esperienza cinese riuscendo a mischiare ricordi della mia adolescenza".

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