Il Collegio dei Fiamminghi. Storia e attualità

Il Collegio dei Fiamminghi a Bologna, legame secolare con il ducato di Brabante, ospita ancora giovani studiosi belgi e olandesi, mantenendo viva un'antica tradizione di scambi culturali internazionali.

Barberini Mengoli

I legami che uniscono Bologna con le terre del ducato di Brabante (Stato storico della regione dei Paesi Bassi) hanno da più secoli un riferimento nel Collegio dei Fiamminghi (via Guerrazzi 20) che, ancora oggi, ospita giovani studiosi belgi e olandesi. Tutti gli allievi stranieri dell’Alma Mater si organizzavano, sin dal Medioevo, legando la loro presenza ai Collegi della Nazione di provenienza: vedi il Reale Collegio di Spagna fondato nel 1368, ancora oggi perfettamente funzionante, che accoglie giovani spagnoli. Il collegamento tra Bologna e le terre di Fiandra per vari motivi artistici, nonché di scambi di cultura musicale nel ‘600 e ‘700 erano già attivissimi. Bisogna leggere la vicenda umana di Jean Jacobs in questa direzione. Fu fondatore del Collegio dei Fiamminghi secondo la volontà espressa nel suo testamento nel 1650. Forse nativo di Bruxelles, si trasferì a Bologna imponendosi come uomo d’affari nell’arte orafa. Jacobs persona di spessore culturale e amante dell’arte pittorica in particolare di Guido Reni, decise di convergere buona parte dei suoi beni alla nascita di un Collegio atto ad accogliere studenti che provenivano dalle terre di Fiandra per frequentare l’Università. Intorno al patrimonio del mecenate si è formata, per sua stessa volontà, una Fondazione che vive del fondo di Jacobs, amministrato e reinvestito nei secoli. La nomina dei Consiglieri di Amministrazione dipende da organi istituzionali dell’Università: dal Collegio dei Presidi e dal Consiglio di facoltà di Giurisprudenza. La gestione del patrimonio e la conduzione del Collegio sono condotti da un presidente eletto dal Consiglio; carica ad oggi ricoperta dal prof. Giovanni Luchetti, docente di Diritto Romano e Diritti dell’Antichità presso l’Alma Mater. Oggi sono ospitati sei studenti provenienti dal Belgio e dalla città di Utrecht; essi continuano questa antica tradizione che unisce la nostra Università agli altri centri di cultura internazionale.

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