Il Conservatorio cancella il genere La novità agli esami di ammissione

Il direttore Zarrelli: "Pionieri in Italia per questa decisione". Ma il nome e cognome restano scritti. Introdotta la desinenza dello ’schwa’, un carattere che non esiste nell’alfabeto italiano.

Il Conservatorio cancella il genere  La novità agli esami di ammissione

Il Conservatorio cancella il genere La novità agli esami di ammissione

di Marco Beghelli

È assurta agli onori della cronaca la decisione del Conservatorio G. B. Martini d’adottare graficamente l’indeterminatezza di genere nelle graduatorie di ammissione al prossimo anno accademico: invece di scrivere ‘ammesso’ o ‘ammessa’ di fianco al nome di ogni candidato, la segreteria ha adottato un’unica dicitura neutra che si avvale come desinenza dello schwa, un carattere estraneo all’alfabeto italiano (come la lettera ’e’ rovesciata), che proprio grazie a tale estraneità evita ogni indicazione di genere (maschilefemminile). "Mi sento un pioniere in Italia, per questa decisione!", dice con orgoglio il direttore dell’istituto, Aurelio Zarrelli. "Di fatto, abbiamo solo aderito al cosiddetto protocollo delle ‘carriere alias’, il quale consente a studenti e studentesse che ne facciano richiesta di venire identificati con un nome diverso da quello anagrafico, in attesa magari di un più lungo processo di rideterminazione ufficiale del genere di appartenenza. Fra i nostri iscritti abbiamo già 7 casi di ‘carriere alias’, coperti ovviamente dal massimo riserbo per ragioni di privacy".

Ma tale protocollo appoggia e sostiene una netta presa di posizione sulla propria sessualità da parte di chi ne faccia richiesta, mentre lo schwa introduce al contrario una indeterminatezza generalizzata.

"Con 500 domande di ammissione, ci troviamo ovviamente di fronte a situazioni per noi ignote – ammette Zarrelli – che verranno chiarite quando i candidati e le candidate che si iscriveranno ci dichiareranno le proprie eventuali esigenze. A quel punto la segreteria e i professori sapranno come ogni allievo desidera essere chiamato. E nei documenti relativi agli esami finali non ci sarà alcun problema nel distinguere fra ‘diplomato’ e ‘diplomata’".

Per un’occasione transitoria come gli esami di ammissione, non bastava allora scrivere ‘amm.’ e ‘non amm.’ di fianco a ogni nome, senza introdurre eclatanti complicanze? Anche perché l’elenco continua a distinguere fra ‘Paolo’ e ‘Paola’...

"Penso che sia una forma di maggior rispetto come abbiamo fatto, applicando il protocollo ministeriale e le regole che esso m’impone".

L’adozione delle ‘carriere alias’ in effetti rientra a pieno titolo nell’autonomia scolastica, derivante dall’art. 33 della Costituzione e riconosciuta da varie leggi, fino a quella della ‘Buona Scuola’ (n. 1072015), che raccomanda "l’educazione alla parità tra i sessi". Per tale motivo, lo schwa (o la schwa?) viene utilizzata quando ci si rivolge collettivamente a un gruppo, senza voler fare distinzioni di genere. Ma sostituire la parità con la fluida indeterminazione, anche quando non richiesta dai singoli interessati? Per le 500 persone che in queste graduatorie si ritroveranno ‘fluidificate’ d’ufficio, senza necessariamente riconoscersi in tale indeterminatezza, non è anch’essa una forzatura di genere?

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