Il lavoro di padre in figlio: "Si rischia la chiusura"

Mauro e Davide alla manifestazione: "Siamo strangolati dai costi di produzione"

Il lavoro di padre in figlio: "Si rischia la chiusura"
Il lavoro di padre in figlio: "Si rischia la chiusura"

"Chiediamo dei contratti di filiera seri, che ci consentano di smettere di produrre al buio". La volontà degli agricoltori che per due giorni di fila hanno bloccato il casello dell’A14 a Castel San Pietro si può racchiudere nelle parole di Mauro e Davide Sarti, padre e figlio agricoltori da tre generazioni, che a Castenaso portano avanti l’azienda di famiglia. Questo quadro potrebbe cambiare, perché con questa situazione "si rischia la chiusura delle attività – racconta Davide, che ha ventitré anni –. Guardando gli ultimi dieci anni, le aziende sono quasi dimezzate". Uno scenario che va subito eliminato, soprattutto se si tratta di aziende a conduzione familiare, "un’arma a doppio taglio – spiegano entrambi –. Non guardiamo mai il tempo lavorato: andiamo ben oltre le otto ore canoniche". Per questo e molto altro gli agricoltori si sono riuniti in protesta, che ha radici ben radicate. "Le imprese agricole non riescono più a fare reddito, perché sono strangolate dai costi di produzione, che sono aumentati in maniera esponenziale – spiega Mauro –. I nostri prodotti hanno un prezzo che non dipende da noi, e che segue gli andamenti del passato. Ma i tempi sono cambiati, e non si può più guadagnare allo stesso modo". In concreto, "vogliamo aiuti che finiscano direttamente nelle mani degli agricoltori, perché queste risorse si disperdono in altri settori – continua Mauro –. Produciamo prodotti di eccellenza di qualità certificata, che però non ci viene riconosciuto". Il motivo è la concorrenza. "Svendiamo il nostro prodotto, perché il consumatore finale preferisce quello con il prezzo minore – aggiunge Davide –. Se vogliamo vendere, bisogna per forza abbassarsi a quei prezzi".

Un danno per chi sceglie di prendere in mano l’azienda di famiglia. "Vorrei che mi garantissero un prezzo al prodotto, tramite cui posso avere una sicurezza economica". Le manifestazioni sembrano un punto di partenza che guarda al futuro con ottimismo. "Abbiamo sentito qualcosa smuoversi – concludono –: vogliamo creare più aggregazione possibile, e continueremo a protestare a turno, perché la campagna non aspetta".

m.m.

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