Il Piotta: "È la musica che mi salva la vita"

Il rapper stasera al Mercato Sonato presenta la svolta artistica di ’Na notte infame’. Poi il libro scritto col fratello scomparso

Il Piotta: "È la musica che mi salva la vita"

Il Piotta: "È la musica che mi salva la vita"

Per chi lo ricorda nei panni del ‘Supercafone’, racconto esuberante di una romanità tributo ai personaggi del cinema di Verdone, ascoltare adesso Piotta è un’immersione in un universo umano e artistico lontanissimo da quello stereotipo di grande successo. Il suo nuovo disco, ‘Na notte infame’, appena uscito, che Tommaso Zanello, questo il suo vero nome presenta stasera al Mercato Sonato (via Tartini, ore 22), è infatti un viaggio personalissimo nei sentimenti più profondi, personali e anche dolorosi. Un lavoro dedicato a suo fratello Fabio, recentemente scomparso, la cui voce apre l’album.

Zanello, ’Na notte infame’ segna una scelta fortemente intimista rispetto ai suoi lavori precedenti.

"È un disco, e un concerto, che, da un punto di vista strettamente musicale predilige sicuramente il raccoglimento, l’ascolto e la riflessione. Ho messo da parte i suoni e i ritmi più legati alla dance e all’hip hop, per cercare una dimensione nella quale il pubblico deve entrare in profondità, sino a esserne avvolto".

E questa scelta si riflette sui contenuti. Ci racconta la genesi del disco che presenta oggi al Mercato Sonato?

"È un disco che mi ha confermato, non è la prima volta che mi capita, e ne avevo davvero bisogno, il potere salvifico che su di me ha la musica. È il linguaggio al quale, sin da adolescente, mi rivolgo quando l’esistenza mi pone di fronte a grandi complessità. Con la recente scomparsa di mio fratello Fabio, dovevo elaborare il dolore e insieme fare chiarezza su quanto il rapporto con lui fosse stato importante per la mia crescita culturale e umana".

Un disco le cui note si intrecciano con le pagine del libro, pubblicato in contemporanea, ’Corso Trieste’, scritto con suo fratello.

"Libro e disco sono due diversi strumenti per mettere in scena due biografie che non sono solo una raccolta di ricordi, ma una occasione, per me preziosa, per ricostruire la stagione a cavallo tra gli anni ’80-’90, in una città, Roma, che fa da sfondo alla narrazione, con la sua bellezza e la sua quotidianità".

Roma è il luogo dove nei primi anni 90 si è sviluppata una scena rap della quale lei è figlio.

"Era la scena del Forte Prenestino, dell’impegno politico, del rap come messaggio ricco di consapevolezza sociale. Penso alle lotte per avere un quartiere più vivibile e dignitoso, perfettamente rappresentate dalla poetica di un gruppo simbolo di quelli anni, gli Assalti Frontali, che io ascoltai per la prima volta proprio grazie a mio fratello Fabio. E fu sentendo le loro canzoni che scoprii che era possibile fare rap in italiano. Devo a loro tantissimo, per questo ho chiesto a Militant A, il cantante del gruppo, di partecipare come ospite a ’Na notte infame’. È un cerchio che si chiude, nel segno della musica".

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