Il software permette il movimento: "Trasmette il pensiero alla protesi"

L’ingegnere Emanuele Gruppioni spiega la rivoluzionaria tecnologia

Il software permette il movimento: "Trasmette il pensiero alla protesi"

Il software permette il movimento: "Trasmette il pensiero alla protesi"

Gli algoritmi dell’intelligenza artificiale che sfruttano l’intenzionalità di movimento della persona e la trasmettono all’arto artificiale. Come ci si riesca lo spiega l’ingegner Emanuele Gruppioni, direttore tecnico dell’Area di ricerca del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio.

"La cosa interessante degli algoritmi della IA è che ci consente di capire la volontà del paziente rispetto a quello che definiamo ’arto fantasma’. Ci sono muscoli che restano nell’avambraccio anche se parte dell’arto non c’è più e sono quelli che fanno percepire le sensazioni". Sensazioni del tutto reali, anche se la mano non c’è più. Su questo fondamentale aspetto è stato pubblicato quest’anno sulla prestigiosa rivista Science un articolo proprio sulle esperienze di studio effettuate al Centro protesi Inail di Vigorso.

"Se il paziente pensa di fare un certo movimento, tipo chiudere il pugno oppure puntare l’indice – chiarisce Gruppioni – questa volontà viene trasmessa attraverso i sensori a una scheda elettrica che sta nella protesi ed è addestrata a riconoscere i segnali degli algoritmi, quindi a tradurli nel movimento voluto con un tempo di reazione praticamente reale".

Questo tipo di protesi, che viene prodotta direttamente a Vigorso, al momento, viene applicata a una decina di persone che hanno perso una mano, per gli arti inferiori, come sottolinea l’ingegner Gruppioni, occorre ancora tempo per raffinare gli algoritmi relativi ai movimenti: "Una gamba deve sostenere in pieno la persona, non ci si può permettere che cada. Mentre se dalla mano cade qualcosa è più sopportabile, anche se non deve accadere nemmeno questo".

m. ras.

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