Industria italiana bus. Il rilancio è privato. Marchesini al fianco di Gruppioni e Stirpe

L’imprenditore del packaging nella cordata: "Impegno per il territorio". I sindacati: "Serve un piano industriale, basta speculazioni". L’assessore Colla: "Vinca chi sa mantenere aperti gli stabilimenti".

Industria italiana bus. Il rilancio è privato. Marchesini al fianco di Gruppioni e Stirpe
Industria italiana bus. Il rilancio è privato. Marchesini al fianco di Gruppioni e Stirpe

C‘è anche Maurizio Marchesini, imprenditore del packaging e vicepresidente di Confindustria nazionale per le filiere e le medie imprese, nella cordata messa insieme dal patron di Sira Industrie, Valerio Gruppioni, e dal numero uno di Prima Sole Components, Maurizio Stirpe, per entrare in Industria italiana autobus. Il gruppo di imprenditori, di cui fa parte anche Nicola Benedetto, ha presentato un‘offerta vincolante nei mesi scorsi per entrare nella società che ha due stabilimenti: l‘ex Irisbus di Flumeri in provincia di Avellino e l‘ex Bredamenarinibus di Bologna. È stato proprio Marchesini a mettere in contatto Gruppioni e Stirpe, che gli hanno chiesto di partecipare al progetto: "Credo che sia un‘operazione importante per il territorio", spiega Marchesini. A essere coinvolta sarebbe la famiglia e non direttamente Marchesini Group, gruppo del packaging da oltre mezzo miliardo di ricavi di cui Maurizio Marchesini è presidente. L‘offerta a trazione ‘bolognese’, che con Marchesini e Stirpe coinvolge due vicepresidenti di Confindustria, deve confrontarsi con quella di Seri Industrial, gruppo della famiglia campana Civitillo, che secondo i sindacati sarebbe arrivata già a un livello avanzato di trattative con Leonardo. In campo c‘è anche l‘avellinese Cim.

Nella mattinata di ieri si è intanto svolta l’assemblea pubblica sul futuro di Industria italiana autobus, alla presenza anche del sindaco Lepore. "Favorevoli a un intervento privato, ma solo se di qualità – ha detto il sindaco –. Abbiamo avuto in passato saccheggi finanziari e urbanistici. Ora bisogna mettere in campo un piano industriale solido". Un progetto di rilancio dell’impresa chiesto dai sindacati Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm, attraverso l’ingresso di un soggetto privato, che chiedono "massima trasparenza e nessuna speculazione". All’invito è favorevole l’assessore regionale Vincenzo Colla. "Il ministro Urso mi ha confermato che convocherà i sindacati – ha affermato –. Che vinca chi è realmente interessato agli autobus e chi è in grado di mantenere aperti gli stabilimenti". Il ministro Urso, intanto, ha risposto dalla Sardegna: "Ci sono delle riunioni in corso, è una vertenza significativa, siamo impegnati da inizio legislatura su quello che è un dossier scottante. Penso che ci possa essere la soluzione di un investitore privato: ci sono delle proposte, credo che si concluderà positivamente". Quello dei bus è "un mercato in crescita – ha continuato Colla –. Nel 2022 in Europa sono stati venduti 4.500 autobus, soprattutto ecologici. Nessun soggetto italiano è tra i primi venti rivenditori". Il totonome per il futuro acquirente vede coinvolti, per ora, Seri industrial, Cim e Sira group. "Al momento non c’è chiarezza", ha detto Simone Selmi, segretario generale Fiom, a cui fa eco Massimo Mazzeo, segretario generale Fim. "Una continua umiliazione per i lavoratori – ha detto –. Chiunque arrivi deve avere una visione industriale". Venerdì, in concomitanza con lo sciopero indetto nel sito bolognese e in quello di Flumeri, i sindacati andranno a Roma sotto la sede del Mimit. La protesta è contro "un governo poco interessato – ribatte Mario Garagnani della Fiom –. Situazione paradossale: un’azienda italiana produttrice di bus che non ha un piano industriale". "Rischiamo che le nostre competenze scappino via", sottolinea Cristiano Bruni, delegato Iia.

Giovanni Di Caprio

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