Infortuni, rosa corta, sfoghi È un’estate di tormenti

Esordio venerdì in Coppa Italia contro il Cesena, tanti i rebus per Thiago Motta. Com’è lontano il ricordo della passata stagione e dei 54 punti conquistati.

Infortuni, rosa corta, sfoghi  È un’estate di tormenti

Infortuni, rosa corta, sfoghi È un’estate di tormenti

di Massimo Vitali

Quattro giorni volano. Probabilmente nessuno ci avrebbe creduto se a giugno ci avessero raccontato che a quattro giorni dal via della stagione ufficiale il nuovo corso rossoblù sarebbe cominciato con una rosa incompleta in tre ruoli chiave e bersagliata dagli infortuni; un allenatore per nulla allineato con la politica del club e pronto a reclamare rinforzi a piè sospinto; due giocatori fondamentali come Schouten e Dominguez pericolosamente ‘attenzionati’ da chi sul mercato ha più soldi da spendere; e un terzo, Arnautovic, non insensibile al corteggiamento della Roma.

Eppure è esattamente ciò che si sta abbattendo sulla testa del Bologna. Non ancora una tempesta perfetta e tuttavia qualcosa di molto lontano dall’euforia che il 4 giugno si respirava dopo il gol al fotofinish di Ferguson al Lecce, che quella notte impacchettò la vittoria e insieme un inatteso nono posto a 54 punti. E dire che le avvisaglie di crisetta estiva erano già tutte nel ventre dello Stadio di via del Mare, con l’intemerata a fine gara di Motta contro un giornalista che in realtà conteneva accuse gravi rivolte a un pezzo importante del club, veleni che sono rimasti una ferita aperta a dispetto delle rassicurazioni uscite in quei giorni da Casteldebole.

La verità è che Motta incarna un po’ a modo suo la figura dell’allenatore aziendalista. Quello di chi si batte per migliorare il materiale tecnico del gruppo che allena, anche a costo di sfidare i poteri forti di Casteldebole, è un aziendalismo sano. Meno sano invece, nonché dannoso per chi lavora sul mercato, è il pubblico invito a togliere il disturbo rivolto a Barrow e i dubbi a lunga gittata sull’integrità fisica di Orsolini. Ma tant’è, Thiago è questo: prendere o lasciare. E se si prendono, con piena soddisfazione di tutti, la crescita della squadra e i 54 punti di maggio non si possono non accettare gli effetti collaterali di essersi messi in casa un allenatore bravo, ma scomodo. Del resto venerdì al Dall’Ara con la Coppa Italia prenderà il via la nuova stagione, di fronte ci sarà il Cesena – che milita in serie C – che ieri sera ha sconfitto la Virtus Entella 8-7 dopo i rigori (2-2 nei tempi regolamentari). Motta sa che una falsa partenza azzererebbe o quasi tutti i titoli di merito conquistati a maggio. Gli infortuni di Orsolini, Posch e Barrow hanno accorciato un organico già corto di suo, falcidiato anche dai ko in Olanda di Arnautovic e Lucumì.

L’unica certezza è che a fronte delle uscite di Sansone, Soriano, Medel, Cambiaso, Kyriakopoulos e Bardi (più l’infortunato Soumaoro, fuori causa nei prossimi mesi), fin qui sono arrivati Beukema, El Azzouzi e il portiere di scorta Ravaglia: strano modo di far lavorare al meglio il proprio allenatore.

Si possono comprendere le ragioni di Saputo, che si è stancato di scialacquare risorse: ma se poi il prezzo lo devono pagare l’allenatore con una rosa corta e gli uomini mercato strangolati nel portafoglio, allora Joey farebbe bene a fare qualche riflessione. A Motta oggi non si può chiedere di fare le nozze coi fichi secchi. Si può solo sperare invece che il tecnico sopisca il voglino giallorosso di Arnautovic, entrato nel mirino della Roma.

Paradossale: lo stesso Motta che a maggio aveva invitato pubblicamente Arnautovic ad accettare l’eventuale chiamata di una big ora si trova a dover sperare che su quel treno Marko non salga più. Domanda: ma a Casteldebole un’estate senza tormenti mai?

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